Elton John And His Band - Live in Rome, Auditorium Parco Della Musica, July 13th 2011

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20 jui. 2011, 10h14m

Wed 13 Jul – Elton John And His Band

Saranno stati i colpi decisi e veloci sul pianoforte di Funeral for a Friend, brano con il quale Elton John ha aperto la sua eccellente performance lo scorso 13 luglio all’Auditorium Parco della Musica di Roma, a scacciare l’afa romana. Io ne sono convinto. C’era una strana calma mista a tensione pochi istanti prima dell’inizio del concerto, con i posti a sedere non ancora totalmente occupati ed i partecipanti che si prestavano ad assistere, a distanza di un solo anno, al ritorno di Sir Elton nella capitale, indossando gli occhiali di cartone con le lenti a forma di stella che venivano consegnati all’entrata della Cavea trasformando noi tutti in tanti Captain Fantastic; che la serata avrebbe promesso un gran spettacolo era nell’aria.

Dopo la disastrosa acustica del Palalottomatica nel lontano concerto del 2003 ed il tour “solista” con Ray Cooper nel 2010, questa è stata l’occasione giusta per gustarmi il Re del pianoforte con la sua intera Band.

Ed eccoli entrare uno ad uno sul palco: il leggendario Nigel Olsson alla batteria, immancabile presenza dal 1969, Davey Johnston alla chitarra, Bob Birch al basso, Kim Bullard alle tastiere e John Mahon alle percussioni. La Band al completo è sul palco, Elton comincia inaspettatamente puntuale aggredendo il piano con l’incredibile Funeral for a Friend/Love Lies Bleeding ed arriva quel leggero vento che quasi ipnotizza, ti fa dimenticare il caldo torrido e non ti fa distogliere lo sguardo da quanto è appena cominciato, dallo spettacolo di luci e di note che così “in medias res” ti catapulta immediatamente in un’altra dimensione.

Per Saturday Night's Alright (For Fighting) salgono sul palco con due violoncelli dalla forma stravagante due ragazzi che, freschi dell’enorme successo ottenuto amatorialmente su YouTube, hanno ricevuto un giorno la telefonata di Sir Reginald Kenneth Dwight che ha chiesto loro di unirsi per il tour mondiale. Luka Sulic e Stjepan Hauser rapiscono davvero con i loro movimenti quasi teatrali ed il suono così graffiante dei loro violoncelli si fonde perfettamente con quello dell’intera Band.

La tripletta dall’album Madman Across The Water (Levon, la traccia omonima Madman Across The Water e Tiny Dancer) è l’occasione per introdurre anche un quartetto di coriste di tutto rispetto: Tata Vega, Jean Witherspoon e la grandissima Rosa Stone, membro di punta del celebre gruppo anni ’70 Sly & The Family Stone, con sua figlia Lisa.

I brani si susseguono come in un vortice e ad ogni singolo brano Elton si alza, lascia il pianoforte, spesso addirittura percorrendo l’intero palco, ringraziando e chinandosi alle meritate ovazioni, come fosse un’artista al suo primo tour. Bellissimo.

Ed è la volta di Philadelphia Freedom, Goodbye Yellow Brick Road e la bellissima Sacrifice che riceve un caloroso applauso finale con annessa standing ovation. Meravigliosa Rocket Man, uno dei brani della sua intera discografia ai quali sono più legato in assoluto, e la fantastica I Guess That’s Why They Call it the Blues che con la Band è decisamente tutt’altra cosa rispetto all’esibizione da solista.

Si torna al recente presente con tre brani tratti dal fantastico The Union e con una dedica speciale a Leon Russell con il quale e per il quale ha scritto il disco. Non sceglie i singoli usciti dall’album ma le tre canzoni che probabilmente vestono meglio l’abito “live” e parte con la rabbiosa Hey Ahab, rabbia che si trasforma in malinconia con le note di Gone To Shiloh, brano dedicato alla guerra civile americana già presentato in anteprima un anno fa sempre qui all’Auditorium ad alcuni mesi dall’uscita del nuovo cd, e chiudendo con Monkey Suit, che potrebbe tranquillamente far parte del suo repertorio anni ‘70 per la carica ed il beat. Gli incredibili acuti di Lisa Stone lasciano a bocca aperta.

Abbiamo superato la metà del concerto e, a quasi due ore dall’inizio, la voce di Elton è ancora ruggente e non sembra curarsene affatto, dimostrando di essere in una forma che nemmeno l’anno scorso avevo avvertito. Sad Songs (Say So Much) e Take Me To The Pilot introducono il momento migliore dell’intera serata, il mio highlight, rappresentato da un blocco di canzoni che già si ha fatica ad affrontare singolarmente per la loro bellezza... insieme una dopo l’altra in una tale atmosfera, con l’aria che si è fatta vento e la partecipazione dell’intera platea che riscalda; basta solo la prima nota di Sorry Seems to Be the Hardest Word per incendiarla ancora di più, seguita dall’intramontabile Don’t Let the Sun Go Down on Me… semplicemente perfetta con la Band.

Il gran finale è affidato a quattro big hits. Ci si alza tutti in piedi e nessuno si rimetterà a sedere fino alla fine. Si corre verso il palco ed Elton si emoziona, perde il controllo e dopo Are You Ready For Love e l’epica Bennie & The Jets, sale sulla panca poggiando il piede sul pianoforte dichiarando tutta la sua regalità musicale. Seguiranno la fantastica The Bitch Is Back e Crocodile Rock, con il ritornello cantato interamente dal pubblico.

Elton lascia il palco ma torna dopo nemmeno un minuto, dedicando una sublime Your Song a tutta l’Italia e alla meravigliosa città di Roma che ama, ed augurando a noi tutti una vita piena di soddisfazioni, di successo, di felicità ma soprattutto di…Amore. E di fronte ad esibizioni come questa, a canzoni come queste, non puoi che tornare a casa con il cuore pieno di gratitudine.

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