Cronaca di un'autodistruzione personale.

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7 déc. 2008, 1h08m

Gio 4 Dic – Opeth, Cynic, The Ocean

Non capita molto spesso un'evento del genere, cosi immenso, cosi ricco di personalità cariche di genialità, creatività, poesia, che trasformano in musica.
Il 04\12\08 non è stato un semplice concerto, ma molto di più.
The Ocean? Presente, ma per gli ultimi 15 minuti, complice anche una live non proprio impeccabile nel fornire informazioni riguardo agli orari delle esibizioni.
Cynic? Vivo. Esibizione a dir poco immensa, proporre una musica cosi caotica al primo impatto, dal vivo, è un'impresa.
Quanti, nel lontano 1993, hanno bocciato senza indugiare il capolavoro 'Focus'?
Penso un buon 80% del mondo.
E 'Traced in Air' segue la scia del suo titanico fratello.
Ma è anche sul palco che si mostra il proprio innaturale talento, quel dono che pochi hanno, e che pochi riescono a farlo fiorire.
Chi risponde all'appello? Senz'altro i Cynic.
Masvidal è uno dei geni musicali del nostro tempo, guida il carrozzone con disinvoltura, ha un cantato ipnotico, e una naturalezza nel suonare disarmante, ma forse un pò troppo timido.
Tymon Kruidenier, nuovo acquisto del gruppo, è una certezza, svolge il suo compito egregiamente, mostrando anche un buon cantato distorto.
Sean Reinert, macchina, è un computer infallibile. Drumming possente, preciso, elegante, un poeta delle pelli.
Ma il compito più arduo è toccato senza alcun dubbio a Robin Zielhorst, semplice guest per il tour con gli Opeth, ma una persona alla mano e coinvolgente.
La band propone pezzi dal mastodontico esordio, che risponde al nome di Focus, e i pezzi sono 'Veil Of Maya', 'How Could I', eseguiti in maniera perfetta, pulita. Invece, dal nuovo capolavoro 'Traced In Air', il gruppo propone 'Nunc Fluens' seguita da 'The Space For This', e infine 'King Of Those Who Know'.
Sinteticamente?
Unici, come la loro musica.
Rapido cambio di Stage, tocca alla band svedese.
è la seconda volta che assisto ad un'esibizione degli Opeth, e devo confessare che nella lontana serata all'Alpheus non sono stati proprio impeccabili.
Ma questa volta son stati indiscutibili, nel gergo metallaro 'hanno spaccato' dalla prima all'ultima nota, dal primo all'ultimo passaggio, dalla prima all'ultima canzone.
Mikael è un vero oratore, sa interagire con la folla come pochi e sa sempre che tasti premere con il pubblico.
Una tirata d'orecchie va ai tecnici del suono.
Il suono degli Opeth non è stato proprio perfetto, il basso ad un certo punto è letteralmente esploso, lasciando un suono sporchissimo.La chitarra di Akesson era fin troppo alta.
Tralasciando i dettagli tecnici, bisogna lodare il gruppo.
Molto buona la scaletta a mio parere, visto anche la recente uscita del buon 'Watershed'.
Scaletta che prende brani da quasi tutti gli album, toccando anche il meraviglioso 'Damnation', presentando una 'Hope Leaves' toccante, magicamente coinvolgente.
'The Lotus Eater' è un asso nella manica per la band, dato che è il brano più coinvolgente alla pari di 'Deliverance', e il solo centrale (Qualcosa di Ghost Reveries è rimasto nel loro cuore) è un connubbio di Funky e buona tecnica.
'The Grand Conjuration' è penalizzata proprio per il pessimo lavoro dei tecnici del suono, il tapping di Mikael nel mezzo è praticamente inesistente.
Grandi Opeth, per niente inferiori ai Cynic, e anche più carismatici.
Una serata memorabile, una vera e propria tempesta di genialità, tecnica ed eclettismo.

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