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  • Aperture

    8 avr. 2007, 15h21m

    Solo un link ad un'idea che merita di essere sostenuta.

    http://www.fpml.it/

    Articolo I) I musicisti producono arte, non soldi. La musica, pertanto, è un’espressione dell’uomo, non una merce.

    Articolo II) Il mercato culturale italiano, e più nello specifico quello musicale, verte in condizioni comatose a causa di politiche che hanno ridotto il pubblico ad un consumatore e l’artista ad un produttore di capitale. La stagnazione totale è stata causata da scelte vecchie di decenni, quando si smise di investire negli artisti, iniziando a produrre gruppi a tavolino per il solo scopo di guadagnare per qualche stagione. Sempre allora iniziò la vertiginosa salita dei prezzi dei dischi. Il Fronte Popolare per la Musica Libera ritiene colpevoli di questa situazione quelle poche persone che si trovano a capo delle grandi case discografiche che, pur di garantirsi un utile sempre maggiore e, soprattutto, costante, hanno preferito fare a meno dell’arte, diventando degli imprenditori della plastica, piuttosto che della musica.

    Articolo III) In quanto autore di un bene di tutta l’umanità, che è la cultura, l’artista o l’aspirante tale ha diritto ad avere spazi e mezzi adeguati per poter comunicare il suo messaggio al maggior numero di persone possibili. L’artista non deve mendicare una possibilità che gli spetta di diritto.

    Articolo IV) Oggi come oggi il pubblico, a cui l’arte è riservata, è stato privato della libertà di scegliere chi ascoltare. I gestori del mercato discografico (di pari passo con quelli che sono a capo dei mezzi di informazione), hanno sbarrato la strada a chi è portatore di idee, di passioni e di proposte – in pratica di arte – istituendo un’oligarchia culturale con il duplice scopo di mantenere lo stato di cose intatte e di mercificare la musica, escludendo i soggetti meno docili.

    Articolo V) E’ impensabile che debba essere il pubblico a pagare la stragrande maggioranza del costo necessario per accedere alla musica. La situazione Italiana resta piuttosto singolare. Abbiamo un mercato discografico in cui i cd, delle volte, superano il costo di venti Euro. Conseguenza di questo è, innanzitutto, la proliferazione del mercato dei cd illegali (che resta l’unica risposta ad un situazione ingiusta) che si abbatte direttamente sulle case discografiche, le quali utilizzano questo fatto come pretesto per chiudersi a riccio e smettere di puntare su nuove proposte degne di nota. In questo contesto ha una grossa colpa anche la pressione fiscale che, con l’IVA, va a maggiorare il prezzo dei cd del 20%. Il FPML chiede al governo di ridurre drasticamente la tassazione sull’arte. Che si tassi ciò che nuoce alla salute del cittadino e della comunità, piuttosto. L’arte non fa male, anzi fa bene, benissimo. Eppure si ritiene giusto tassarla con un quinto del suo costo, mentre se una repubblica avesse davvero a cuore i suoi cittadini, dovrebbe fare di tutto per permettergli l’accesso alla cultura. Anche le case discografiche dovrebbero ridurre i loro margini di guadagno che sono enormi. Con questa politica sarebbe pensabile riuscire a portare i cd sotto i 10 euro; un prezzo a cui, siamo certi, molti sarebbero disposti a comprare, tornando ad investire e rilanciando verticalmente il buisness. Il FPML denuncia con forza un mercato immobilizzato dagli interessi economici di chi preferisce stare attento a non perdere quella piccola fetta di potere che si è conquistato, quel margine di guadagno mensile garantito, piuttosto che promuovere nuove fonti di cultura. E’ ora che siano altri a dover pagare perché in Italia esista la musica. Parliamo dei leaders delle case discografiche, dei distributori, degli organizzatori, fino ai gestori dei grandi locali o dei pub in periferia. È sempre il pubblico che paga il prezzo di un mercato in agonia. Ed è sempre il pubblico che si impoverisce a causa dell’impoverimento della cultura. E siccome un paese senza cultura è fatto di persone facilmente manipolabili, riteniamo che l’azzeramento dell’offerta artistica sia stato causato non da una situazione sfavorevole e casuale, ma da un disegno architettato da chi vuole ridurre il cittadino ad un consumatore teledipendente, facilmente indirizzabile in molte delle sue "scelte".

    Articolo VI) Il costo con cui si accede alla musica è frutto di maggiorazioni artificiali. Il sistema di distribuzione della musica ha come scopo quello di guadagnare sulle spalle di chi ancora vuole essere in regola nei confronti del mercato (comprando musica non contraffatta), o che vuole accedere a spettacoli dal vivo. Contro questo male cronico il FPML, in tutte le situazioni in cui avrà voce in capitolo, si impegnerà a seguire una politica di prezzi ribassati che andrà dai suoi cd, fino al costo dei biglietti dei locali in cui si esibirà, per garantire alla sua musica il maggior accesso al minor prezzo possibile.

    Articolo VII) La scena musicale alternativa italiana offre una vasta gamma di talenti che non hanno la possibilità di farsi sentire a causa di un sistema chiuso e disinteressato. Si tratta di realtà musicali spesso di gran lunga più propositive di ciò che il mercato ufficiale passa per "nuovo". Essendo la vera arte nascosta e la mera plastica diffusa per media e network e spacciata per musica, il FPML si impegna a favorire la diffusione dei gruppi presenti nell’ambito dell’underground che, come i suoi componenti, sono tagliati fuori dai circuiti ufficiali.

    Articolo VIII) I cambiamenti sono attuabili o dal vertice di un sistema, o dalla sua base. Essendo il vertice del sistema musicale palesemente interessato a mantenere inalterato lo stato delle cose, risulta chiaro come l’unico possibile cambiamento possa provenire dalla sua base. Il FPML trae il suo nome proprio dall’esigenza di unire il maggior numero di soggetti possibili contro un comune avversario: l’attuale andamento del sistema musicale italiano. Per fare ciò è fondamentale lo sviluppo di un clima di fiducia, di rispetto e di collaborazione tra il maggior numero di gruppi, eliminando la logica individualistica per passare ad un’unione allargata. Solo l’unione del maggior numero di gruppi e artisti può creare un soggetto antagonista abbastanza forte da potersi confrontare con il mercato "ufficiale". Il FPML mira, in ultimo, alla costruzione di un sistema parallelo a quello ufficiale ma gestito e condotto non più da vertici estranei alle esigenze degli artisti, ma dagli artisti stessi; in poche parole dalla stessa "base" musicale.

    Articolo IX) I veri nemici non sono i gruppi che cercano come tutti noi di trovare disperatamente un piccolo spazio all’interno del sistema musicale, ma lo stesso sistema musicale attuale che lascia ai gruppi solo piccoli spazi.

    Articolo X) Ogni artista o aspirante tale ha un messaggio da comunicare agli altri. Il clima di fiducia e di collaborazione a cui si accennava nell’art. VIII prevede che tutti si spendano anche per ascoltare gli altri e non solo per farsi ascoltare. I gruppi e gli artisti saranno così il primo bacino di pubblico e di ricezione del nuovo sistema che essi stessi andranno a creare, garantendosi vita e successo.

    Articolo XI) Da anni i veri talenti sono pochi non perché un paese con il nostro background culturale si sia spento, ma perché chi ha il potere di far emergere i tanti talenti che tuttora sono sparsi sul nostro territorio (e che restano inascoltati) ha preferito seguire le logiche di cui si parla nell’art. II.

    Articolo XII) L’FPML si rivolge a tutti gli artisti indipendenti che si dimostrino critici verso l’attuale sistema musicale, secondo il principio per cui solo l’alleanza fra soggetti deboli può formare un soggetto forte in grado di sovvertire lo status di sfruttamento esistente.

    Articolo XIII) L’FPML é fuori da qualsiasi discorso politico.

    Articolo XIV) Il fronte non ha scopi di lucro. Ogni eventuale introito andrà rinvestito e ripartito nelle attività del fronte stesso.