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- 19 fév. 2009, 1h42m
Interview: Chewingum
In prossimità della loro data di domenica 15 febbraio all'Atomic, abbiamo raggiunto via mail i Chewingum, band di Senigallia che si muove su territori twee-pop.
Indie-Rock.it - Iniziamo con la classica domanda su chi siete, come vi siete conosciuti e se avete esperienze precedenti. So solo che siete di Senigallia…
Chewingum - Hai indovinato. Di Senigallia figli del derivativo mercato di Milano, ma non siamo bancarelle. Ci siamo conosciuti nella notte. Esperienze sessuali niente affatto, verginelli ancora…
Una delle mie citazioni preferite è tratta da un libro di Carlo Bordone sui Belle & Sebastian, in cui si dice che "per un appassionato di musica pop, l'adolescenza è quella splendida età che va dai 15 ai 45 anni". Siccome secondo me questa frase potrebbe essere applicata alla vostra proposta musicale, vi chiedo di commentarla.
Eppure sei grande caro Bordone. Guarda, tutto sta nella tua proporzione con le bollette. Pagandole perdi la fanciullezza. Noi paghiamo. La nostra proposta è votata a cercare di far dimenticare il pagamento trimestrale ma non quello annuale. Non ha molto senso la frase del critico. Pensa solo a Brian Wilson… Forse andrebbe cassato il concetto di adolescenza come qualcosa legato alla spensieratezza.
Un'altra citazione che secondo me è in correlazione con la vostra proposta è il titolo dell'esordio dei Kings Of Convenience, "Quiet Is The New Loud": ai tempi venne visto non solo come un semplice titolo, ma come vero e proprio slogan di un movimento. A diversi anni di distanza, quanto può essere ancora valido come manifesto?
Quel movimento è morto, lo è sempre stato. Una montatura inutile. Il problema sembrerebbe essere la nascita del manifesto prima del movimento stesso. La cosa che ha generato è una schiera di tristi mostri e fenomeni musicali che si somigliano fra loro senza una differenziazione caratterizzante precisa e fondata appiattendo così il gioco di scambi a nostro avviso necessario. Ci sono ovvio alcune eccezioni, penso a Jens Lekman che è riuscito a caratterizzare intelligentemente la sua musica.
Basta con le citazioni di altri, passiamo alle vostre. In una canzone dite "Play sul walkman se ho in cuffia Iggy Pop"; l'Iguana non è certo un ascolto che sembrerebbe avervi influenzato. Quali altri artisti così lontani dal vostro stile apprezzate?
Elenco? Ci chiediamo come mai non possa averlo fatto... Quello che influenza e incuriosisce è l'attitudine alla musica non la musica soltanto, dal modo di percepire ogni cosa che ascolti vedi o fai. Se ascolti, e non senti, 'Exit Music' dei Radiohead ci sono dei passaggi non solo ritmici ma anche di umore e di groove vicinissimi al reggae. Yorke disse infatti di aver ascoltato a ripetizione 'Rastaman Vibration' di Marley durante le registrazioni di 'OK Computer'.
Altra citazione vostra: "Io ti sussurrerò le mie note d'armonica, non i soliti argomenti per un viso in su" ed effettivamente i vostri testi sono tutt'altro che convenzionali. A me danno l'idea della voglia di trasmettere qualcosa grazie alla descrizione efficace di immagini, direi quasi di fotogrammi, fortemente evocative. Se ho colto bene vi chiedo di dirmi qualcosa in più su questo aspetto.
Ah bene, lei ha vinto 20.000 euro! Sì, l'idea di un testo fotogramma è stata sempre motivo di fascinazione un po' come i cortometraggi nel cinema. Però non puoi solo appigliarti al fotogramma, anche se è già un buon punto di partenza. Serve poi una trama, una storia, un messaggio una sorta di montaggio preciso e contestualizzato delle immagini altrimenti si ridurrebbe tutto ad uno slogan o ad una frase ad effetto che lascia ben poco. Questo processo è adattabile, credo, sia ad un testo reale che irreale e più legato all'immaginazione. Il nodo è sempre quello.
A proposito della domanda precedente, più di una volta parlate del cinema nei vostri testi. Com'è il vostro rapporto con l'arte cinematografica? Può essere messo in relazione all'aspetto che sottolineavo sopra?
Sì, si puoi fare ciò che vuoi... Il cinema entra resta a volte esce poi rientra, come il vicino o un prezzemolo post moderno. Una grande scatola di cemento inizialmente buia poi piena di immagini visioni e suoni non può e non deve passare inosservata a tal punto che è diventata una droga e un punto irremovibile per le nostre serate ("stupide e vuote", cit.). Riguardo la presenza di una musica suppergiù cinematografica crediamo che Fabio Sera abbia colto questa sfumatura con il disegno realizzato nel packaging del disco.
Nel disco sembrano convivere un'anima prettamente acustica, che è rappresentata dallo 'scheletro' dei vostri brani, con una più attenta all'elettronica, rappresentata da tutto ciò che dà colore al vostro suono. Queste due anime appartengono entrambe a tutti voi o sono l'espressione di una certa differenza di gusti musicali tra i componenti del gruppo?
Le differenze di ascolti ci sono e ci saranno sempre per fortuna. Il punto è riuscire a capire che cosa è meglio per il bene della canzone. Lo scheletro si percepisce per il fatto che le canzoni di questo disco sono nate quasi tutte con la chitarra o il piano e poi ricamate. Ora invece dopo nuove vicissitudini di assestamento e riformulazioni di assetto, Mr Non con le sue groove box è salito sul carro bestiame Chewingum e l'ottica si è rivoluzionata dando maggior valore alla ritmica anche in fase compositiva.
Come nasce una vostra canzone?
Dall'asfalto.
La mia canzone preferita del disco è 'Raianair'. Potere parlare di com'è nata e del suo significato?
No, ma te la dedicheremo al concerto all'Atomic di domenica. Promesso.
So che fate parte del collettivo Marinaiogaio insieme ad altre realtà della vostra zona. Quanto è importante unire le forze delle piccole realtà indipendenti invece di perdersi in stupide guerre da cortile?
Dici bene, ma il focus di ciò non è unire deliberatamente le forze contro l'imperatore prussiano alle porte della città, ma una questione di come concepire le cose e soprattutto di attitudine. Avere delle affinità e intenti comuni è il vero collante, non creare per forza un Esercito della Salvezza...
All'interno di Marinaio Gaio i gruppi hanno un attitudine molto simile. Penso ai Dadamatto, Above The Tree, Lleroy, Ogino Knaus… Così come altre realtà a noi vicine… Il Gratis Club di Senigallia, o, ad esempio, a Pesaro con i Camillas, Damien, o Riccione con la Tafuzzy Records coproduttore tra l'altro del disco Chewingum o Jesi con Valvolare Records e Bloody Sound...
Ma poi le zone si allargano e finiscono un po' ovunque, si trovino persone con la stessa attitudine alle cose, ecco.
Ultimamente avete un po' di date in programma. Cosa deve aspettarsi chi verrà a vedervi dal vivo?
Sì, è da un anno che suoniamo in lungo e in largo per la penisola, siamo sui cento concerti oramai, compresa la parentesi di dieci concerti a New York a settembre. Dal vivo ci si aspetta grandi regali di viti nuove di zecca per trapani ultramoderni.
Stefano Bartolotta
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- 22 fév. 2009, 0h11m
Interview: Comaneci
Ravenna città crocevia di numerosi nomi della musica indipendente, internazionale e non, per via di una delle più attive realtà specializzata in live che è quel Bronson che in estate si trasforma in Hana-Bi. In mezzo nascono anche gruppi locali che si affacciano sulla scena e raccolgono consensi. Già lo scorso dicembre erano passati dall’Atomic di Milano gli Schonwald. A questi, domenica prossima, succederanno i Comaneci, un progetto che abbiamo provato a mettere a nudo con qualche domanda a Francesca Amati, cantante e frontwoman del gruppo in questione.
Indie-Rock.It - Allora Francesca, come nasce questo progetto e le canzoni che ne fanno parte?
Francesca Amati - Mi piace dire che il progetto è una sorta di magica medicina... O qualcosa di simile. Direi che nasce da un bisogno quasi ossessivo di fare, di mettere insieme dei pezzi per fare ancora più disordine!
Quali erano le intenzioni e quanto hanno influito i tuoi/vostri ascolti, sia da un punto di vista delle contaminazioni dovuti a vari live che si susseguono nella vostra città, sia per un background di ascolti e di dischi coi quali inevitabilmente si cresce?
Gli ascolti inevitabilmente ti condizionano, dal liscio romagnolo al cosiddetto indie... Che poi, cosa c’è di più indipendente del liscio? Scherzi a parte, siamo fortunati ad avere dei locali nella nostra città dove poter vedere dei gran bei concerti, negli ultimi anni poi qualitativamente si sono viste cose notevoli! Ti dirò che in più, andare ad un concerto in bicicletta ha un gusto incredibile!
Il riferimento a Nadia Comaneci, l'indimenticata ginnasta romena delle olimpiadi del '76, per il vostro nome. Lei e il suo 10 vengono ancora ricordati oggi come esempio di perfezione. Non c’è il rischio di presunzione richiamando una figura così imponente o vi riferite a qualche altro aspetto che lei richiama?
In realtà non è di sicuro per l’idea di perfezione che ci siamo ispirati a Nadia! Piuttosto l’idea che qualcosa di minuto e anche poco conosciuto abbia la capacità e il potenziale di stupire o rimanere impresso.
Alla fine però, 10 o non 10, le soddisfazioni sono arrivate ugualmente. La partecipazione alla colonna sonora di 'Provincia Meccanica' prima e l’uscita del disco 'Volcano' poi. Come ci siete arrivati?
10, 20, 30!! Le soddisfazioni non sono mai mancate e spero che non finiranno mai! Direi che finché c’è la voglia di fare, le idee e un gran piacere quando si suona... Chi ha voglia di smettere? La partecipazione alla colonna sonora è stata una fortuna! Andrea, il chitarrista, lavorava nella produzione del film che giravano a Ravenna, ha messo su il nostro EP 1 in auto scarrozzando Accorsi e compagnia, siamo piaciuti... Ed è andata!
E anche i live non vi sono mancati. Avete girato l’Italia un bel po’. Avete fatto sempre tutto da soli? Quanto ci è voluto a farvi una reputazione?
Abbiamo girato l’Italia, siamo stati a Berlino ed ora sto per partire in tour con Bob Corn per gli Stati Uniti. Non so se si possa parlare di reputazione, però le persone iniziano a conoscere il progetto Comaneci. Devo ringraziare sempre Tiziano – Bob Corn - Fooltribe perché ha sostenuto i Comaneci tantissimo fin dall’inizio e continua a farlo. Anche la nostra prima etichetta 'Disasters By Choice' ci ha aiutato e considerando che è stata scelta anche per il nome... Il disastro è sempre un buon inizio e da tenere sempre in considerazione!!
Ora il progetto va avanti, ma qualcosa è cambiato, vero? Lo si è già potuto notare la scorsa estate al 'Sorpasso' a Roma.
Sì sì. Per ora della formazione originaria sono rimasta io. Sto coinvolgendo musicisti diversi anche per lavorare meglio sul suono Comaneci che non deve stagnare! Nonostante si provenga da una palude spero che qualcosa cresca sempre! Le idee non mancano!
Ci sono nuovi pezzi in cantiere? E un nuovo disco a quando?
Ci sono nuovi pezzi e un nuovo disco in cantiere, spero che entro l’estate o al massimo sul finir dell’estate. Già il piccolo tour che precede gli Stati Uniti fa parte di un’idea che mi è venuta leggendo un vecchio articolo di giornale in cui si parla di una bambina spedita ai nonni per posta... E' l’unico essere umano ad essere mai stato spedito... L’hanno considerata come un pulcino gigante! Quindi ho intitolato il mini tour 'Girl Was Sent To Grandma’s in 1914' e ho coinvolto un altro chitarrista, Glauco, che ha voglia di farsi trascinare dai miei deliri!
Tra l’altro un tuo vecchio pallino è sempre stato un tour negli USA e proprio tra pochissimo dovrebbe avverarsi, e non da sola...
Eh si, è un po’ un sogno nel cassetto che condividerò con Bob Corn, appunto. Siamo emozionatissimi. Negli Stati Uniti ci saranno gruppi come Callers, Larry Yes, Tramontana, Ghost To Falco, Sad Horse, e altri che ci accompagneranno e che ci hanno aiutati a trovare date.
E al rientro? E soprattutto, c’è il rischio che non rientri affatto?
Chissà, magari fuggo con un Texano...
Teodoro Amedeo Roma
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- 24 fév. 2009, 2h43m
LES ANARCHISTES [21/09/2008]
Libertari con stile: i LES ANARCHISTES e l’intervista
Les Anarchistes. Un collettivo di musicisti libertari con base a Carrara che prosegue oggi sulla strada tracciata da personaggi come Giovanna Marini e Caterina Bueno, recuperando con rigore filologico canti popolari che sono la testimonianza diretta del nostro passato di oppressi, sfruttati o migranti in cerca di fortuna e libertà. La storia insegna, dicono. Suppongo sia vero, a patto però che uno se la ricordi… e, con l’aria che tira di questi tempi, qualche dubbio è lecito. Si sa, cambiano le condizioni, le sorti pure… e alla fine la memoria si arrangia come può. Un lavoro prezioso, quindi, che è valso all’album d’esordio “Figli di origine oscura” il Premio Ciampi nel 2002 nonché la considerazione di personaggi come Moni Ovadia, Erri De Luca, Antonello Salis, Raiz, il Tuxedomoon Blaine L. Reininger e molti altri, tributata con la partecipazione spontanea ai loro progetti.
Canti anarchici, di scioperanti e mondine. Storie di partigiani e cavatori, riproposte con passione e adagiate su un substrato sonoro generato dalle esperienze dei musicisti che in esso si raccolgono, lasciati liberi di esprimersi col proprio linguaggio: avanguardia, jazz, dub, noise, rock si intrecciano creando un tutt’uno indissolubile e mutevole. Ospiti della rassegna “Musica in Collina” curata da Giulio Bianchi, incontro Nicola Toscano, Alessandro Danelli, Pietro Bertilorenzi, Cristina Alioto, Max Guerrero e Mauro Avanzini subito prima del loro concerto a Villa Guardia… quella che segue è la fedele trasposizione della nostra chiacchierata, ordinata secondo uno schema rigorosamente anarchico.
MB: I Les Anarchistes sembrano essere strutturati come un vero e proprio collettivo di libertari, capace di accogliere contributi di nuovi artisti e mutare la propria forma di conseguenza. Sbaglio?
NT: Il nostro è un gruppo mutevole, aperto. Pensa a “La musica nelle strade!”, il secondo disco: un concept album e 65 ospiti a farci compagnia… un record! Tra questi vorrei ricordare “La Compagnia della Fortezza di Volterra” diretta da Armando Punzo, con cui abbiamo registrato due brani all’interno del carcere e girato altrettanti video per la regia di Antonia Moro. E poi Giovanna Marini, Erri De Luca che ha contribuito con un testo, il jazzista free tedesco Matthias Schubert, Moni Ovadia con “Pishkuli” (il canto yiddish intonato dagli ebrei in marcia verso i forni crematori), Petra Magoni con la rielaborazione della “Ballata di Sacco e Vanzetti” scritta da Joan Baez ed Ennio Morricone, “Il Parto delle nuvole pesanti”… Al disco d’esordio “Figli di origine oscura”, invece, hanno partecipato Antonello Salis, Raiz degli Almamegretta, Blaine L. Reininger dei Tuxedomoon e altri.
AD: C’eravamo anche noi, eh (ride)!
MB: La presenza di Blaine L. Reininger mi ha colpito in modo particolare… com’è nato il rapporto con lui?
NT: Casualmente. Blaine è molto amico di Alfonso Santagata, il grande regista teatrale, ed era suo ospite a San Casciano, nei pressi di Firenze; noi eravamo proprio agli inizi, gli parlai del progetto e si dimostrò interessato. Ci propose anche un nome, “Anarchici Elettronici”. Alla fine optammo per “Les Anarchistes”… ma era bellissimo, specialmente pronunciato da lui alla californiana (ride)! Blaine è un personaggio particolare, vive perlopiù dove suona e se per un po’ non ha concerti si ferma dove si trova. La sua base è l’isola di Lesbo e, considerando che Steve Piccolo risiede a New York e Steven Brown nel Chiapas… solo le spese di viaggio, per metterli insieme, sono devastanti! Dev’essere per questo che, come Tuxedomoon, suonano solo nelle grandi occasioni (ride).
MB: La musica può veicolare le idee. In America solo pochi avrebbero sentito parlare di sindacato se Woody Guthrie non fosse stato disposto ad andarsi a prendere delle gran legnate negli assolati campi californiani. Quali sono, oggi, le difficoltà legate alla scelta di collocare la propria creatività all’interno di un discorso dalle precise connotazioni politiche?
NT: Adesso le botte non te le danno più, però non ti fanno suonare. “Boicottaggio mediatico”, è così che si chiama. Far sentire la propria voce non è semplice.
PB: È paradossale che in questa era iper-tecnologica ci sia difficoltà a inserire un discorso non allineato tra il “pecorismo” imperante… ma più della politica, ci interessa la libertà di espressione, quella che ci garantisce la possibilità di comunicare con chiunque. Non siamo per i discorsi elitari.
AD: Sono sul palco per cantare e trasmettere emozioni, non per preoccuparmi se a recepirle sarà uno di destra, di sinistra o un anarchico… la musica deve superare le ideologie. Il conformismo nell’anticonformismo: questo è davvero il peggio del peggio… girala come ti pare, ma alla fine ti ritrovi sempre con una divisa cucita addosso.
NT: Il nostro progetto ha connotazioni più culturali che politiche. Prima di cominciare a far sul serio abbiamo tenuto un concerto di prova a Torano, un paesino sopra Carrara dove vivono gli anarchici veri, quelli storici, tutti cavatori: è stato un successone. Il nostro discorso avrebbe potuto essere interpretato come il volersi appropriare di una memoria storica, perciò volevamo andarci coi piedi di piombo e valutare la reazione. Be’, sono stati proprio loro, con una damigiana di vino stappata davanti al palco, a darci il LA per iniziare l’avventura. Stiamo parlando di gente particolare, vecchi burberi che trincano come bestie e parlano dialetto misto a un italiano incomprensibile… non certo tipi da venir lì con uno “Scusa, l’arrangiamento non mi è piaciuto tanto.”! Quelli inveiscono direttamente (ride)!
PB: Fai lo spaccato di un paese e ti rendi un po’ conto di come gira. Lassù la gente che lavorava e faceva la vita dura ora si trova a convivere con persone diverse per cultura e abitudini. Fare le cose insieme è lo scopo, il resto non ha senso… tutti contro tutti è un gioco che fa comodo a qualcuno, ma non a noi. L’anarchia è un’utopia e lo sappiamo, ma a noi piace intenderla come un modo di comunicare universale. Stare insieme, scambiare opinioni e crescere puntando a qualcosa di positivo. Fabrizio De André scriveva che l’utopia sarà anche irraggiungibile, ma serve a camminare: se vai in quella direzione, per lo meno non stai fermo.
NT: L’altro giorno eravamo all’Elba, dove già presentammo il nuovo disco in occasione di alcune giornate dedicate alla memoria di Pietro Gori, che lì aveva le proprie origini e proprio a Portoferraio trascorse gli ultimi anni della propria vita. Un signore anziano, un artista, mi ha detto: «Io non mi posso definire anarchico, per rispetto all’anarchia». È un concetto importante, che andrebbe tenuto a mente.
MB: La “Bella ciao!” delle mondine integrata coi versi in dialetto campano di Raiz sembra suggerire che quel tipo di condizione è vivo oggi come allora.
AD: Assolutamente sì.
NT: Abbiamo un forte legame con Napoli e ci piaceva unire il Nord e il Sud in maniera quasi casuale. In “Pietro Gori”, il nuovo disco, c’è un rap di Lucariello, sempre degli Almamegretta.
MB: Il lavoro che state svolgendo sulla memoria è estremamente prezioso. I nomi di Pietro Gori, Gino Lucetti e Sante Geronimo Caserio, benché impressi a fuoco nella coscienza anarchica, oggi sono sconosciuti ai più…
AD: Lo sono di meno rispetto a 10 anni fa, anche grazie ai “Les Anarchistes”… spesso però siamo stati accusati di fare i soldi con le canzoni anarchiche. Ci tengo a precisare che ognuno di noi si fa un culo incredibile durante la giornata, abbiamo un’età media di 42-43 anni, c’è chi vive ancora in famiglia e un contributo per suonare non lo si è mai visto. Giriamo in pulmino e lì ci laviamo i denti, conduciamo una vita di un’umiltà impressionante.
PB: Nel Sud si è fatta una grossa operazione con la pizzica e la taranta… però nel Centro e Nord Italia solo in pochi hanno seguito un percorso musicale in grado di ricondurli alle proprie radici. Lo stornello è il nostro blues, solo che gli italiani non se lo filano proprio.
AD: Non siamo soli lungo questa strada, ma altri gruppi hanno optato per la riproposizione fedele degli originali. Secondo noi, nel 2008 non puoi presentare una canzone esattamente come la faceva Giovanna Marini nel 1964… cambiano le orecchie, cambiano i tempi, cambiano le sonorità. Ogni musicista deve avere una propria personalità, noi abbiamo la nostra.
MB: La dimensione della canzone politico-sociale, è rigorosamente acustica, spesso corale, eppure avete optato per un tessuto sonoro elaborato che sa di jazz, dub e avanguardia. Questo ne accresce o diminuisce la capacità di impatto?
CA: Noi speriamo che la accresca, ma nel dubbio abbiamo sempre pronto un set acustico… poi è vero che gli arrangiamenti sono elaborati, ma la melodia vocale rimane incontaminata. Abbiamo vissuto l’esperienza di suonare col pubblico che cantava insieme a noi leggendo il libretto di Pietro Gori, come all’Opera (ride)!
AD: Abbiamo fatto tanti concerti acustici… c’è gente che ci preferisce così, altri in versione elettrica.
NT: Ciò che cerchiamo è un suono di rinnovamento… altri cambiano le melodie mantenendo un arrangiamento simile, ma non apprezziamo questo tipo di cose.
MG: Per rispondere più direttamente alla tua domanda, direi che è esattamente l’effetto che desideriamo ottenere. Rinnoviamo continuamente le sonorità, ma non tocchiamo il messaggio che è posto all’interno, perché è la sola cosa fondamentale. Cantiamo di valori immutati e immutabili, per far capire che è possibile stare insieme in un mondo migliore costruito su basi più democratiche di quelle caratterizzanti uno stato costituito o una democrazia politica.
PB: Dai retta ai media e penserai di aver bisogno di tutto, ti riempirai di cazzate e scoprirai di non avere nulla. All’uomo, in realtà, servono cose semplici, autentiche. Quanto a noi, potremo piacere oppure no, ma è innegabile che abbiamo un nostro stile.
NT: Sì, infatti con Caterina Bueno, che ci ha lasciati recentemente e pochi ricordano, all’inizio abbiamo avuto un grande rapporto, almeno fino a quando ha sentito la nostra versione di “Battan l’otto”… non è svenuta per miracolo (ride)!
AD: Stiamo parlando di quella che, con Giovanna Marini, è stata la più grande cantante popolare e ricercatrice degli anni ’70: tanti canti, soprattutto toscani, senza di lei sarebbero caduti nell’oblio. Mentre la Marini si è anche dimostrata un’ottima imprenditrice, non si può affermare lo stesso di Caterina. Lo dico in senso buono, sia chiaro. In quale altro modo avrebbe potuto reagire? Fu proprio lei a riscoprire e salvare questa canzone, che pare provenga dagli scioperi delle acciaierie di Terni dei primi del ‘900, ed era abituata a sentirla per chitarra e voce… non certo orchestrata in quel modo, con Blaine al violino elettrico e Lauro Rossi, che stasera non c’è, al trombone (ride)! Caterina ha comunque superato questa cosa e siamo sempre rimasti in ottimi rapporti.
MG: Il nostro desiderio iniziale era creare un insieme di persone capaci di esprimersi col proprio linguaggio. Mauro Avanzini e Lauro Rossi sono jazzisti, non abbiamo mai voluto che facessero qualcosa di diverso da ciò che veniva loro spontaneo.
MA: Lauro viene dal free e suona nella “Italian Instabile Orchestra”, io e lui siamo praticamente le “schegge impazzite” dei “Les Anarchistes” … in questo senso la nostra presenza è un elemento importante e non riscontrabile in alcun altro gruppo, se non forse negli Area.
MG: I “Les Anarchistes” sono l’attuazione di concetti che vorremmo fossero applicati anche a comunità più estese di un collettivo musicale: rispetto della diversità individuale e libertà di espressione. Cose apparentemente slegate possono intrecciarsi e diventare un tutt’uno, noi siamo qui a dimostrarlo.
MB: Le vostre collaborazioni sono aperte anche ad artisti non strettamente legati alla musica, lo dico pensando a Erri De Luca e Moni Ovadia. Atteggiamento interessante, in un mondo in cui le diverse forme di espressione artistica sembrano chiuse a compartimenti stagni.
AD: Tu pensa che per il video “Muss es sein! Music!”, visionabile sia su youTube che sul nostro sito www.lesanarchistes.org, abbiamo trascorso una settimana a Volterra. Maria Grazia Giampiccolo, direttrice dell’istituto penitenziario, ha compreso il progetto e grazie alla sua intelligenza abbiamo avuto il permesso di fare un concerto natalizio all’interno della struttura. Non solo, ci ha consentito di lavorare nel teatro del carcere con la quarantina di detenuti che costituisce la “Compagnia della Fortezza” e di rappresentare lo spettacolo in piazza a Volterra. Sono attori straordinari, due anni fa si aggiudicarono il premio come miglior compagnia teatrale europea e sono l’esempio di come possano essere utilizzate le energie dei giovani carcerati.
NT: Quella di unire strategie culturali diverse è una nostra fissazione. La collaborazione con Salis e Raiz, per esempio, non è casuale. Le dimensioni del rock e del jazz italiano sono assolutamente distinte, noi volevamo provare a unirle. Tempo dopo, a Roma, hanno fatto un concerto insieme… vorrà ben dire qualcosa!
MB: C’è voluta la perestrojka perché le canzoni di Vladimir Vysotsky fossero ufficialmente sdoganate in patria, ma ciò non ha impedito al popolo russo di venerarlo come un eroe anche prima di quel giorno. In “La musica nelle strade” avete incluso la sua “Il bagno alla bianca”, dedicata ai gulag siberiani. Come mai questa scelta?
NT: Innanzitutto è una canzone meravigliosa e ben tradotta… in più era giusto così. Il disco parla dei “campi della modernità” nella bio-politica contemporanea, c’è sembrato doveroso includere anche l’esempio sovietico.
MB: Cito, dal vostro commento a “Fuochi di parole”: «L’uomo non crea più nulla. Si limita a subire. Noi viviamo nell’impero della passività. In questo senso siamo tutti banditi. È nostro compito riprenderci la parola». Che fine ha fatto la parola? E in quale modo possiamo sperare di riappropriarcene?
MA: La parola dovrebbe essere rivolta nel modo giusto, perché purtroppo si presta a mille interpretazioni. Solo la poesia può rimettere ordine tra le parole e restituire loro un vero senso.
Villa Guardia, 21 settembre 2008 ©Massimo Baraldi
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- 26 fév. 2009, 21h27m
Intervista alla Daybox Records
Giovedì ore 22;30 su Agropoli webradio l’intervista di Max. Il programma e’ Metrotracks. Date ampia diffusione!!!
Sono Intervenuti in diretta:
Max Maffia (DBR) e Angelo Marrocco (3×0)
in diretta telefonica:
Max Evangelista (Sonora’68)
Emilio Pantuliano (Naadir)
Ascoltatela su http://radio.infoagropoli.it/
Stay Tuned!
Be Different, Stay Independent!
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- 23 mars 2009, 18h36m
la nostra prima intervista!!
Intervista : Mrs. Ingram
Con i nostri super poteri siamo riusciti ad intervistare un promettente gruppo che ci onoriamo di sostenere:
I Mrs Ingram sono un gruppo Alternative Progressive Rock italiano di Cittadella (PD) tuttora esistente. Fondato nel 2007 da Jacopo Cervato (chitarra ritmica) e Riccardo Gelain (basso elettrico), si uniranno poi a Giulio Michelon (chitarra solista). Inizialmente cominciano a suonare per divertirsi senza idee, ma poi Cervato manifesta le sue forti tendenze progressive cominciando a comporre alcune canzoni. Una di queste viene subito notata e battezzata dai tre con il nome di Dreamland. Andrea Tombolato (batteria) è restio a suonare con la formazione esistente, non andandogli a genio la presenza di Michelon, perciò i tre registrano la loro canzone senza batteria, e viene archiviata. Tombolato si unisce al gruppo dopo aver visto come i tre fossero seriamente decisi a cercare un altro batterista, e i quattro cominciano a provare insieme sotto vari nomi, facendo cover di alcune canzoni famose della scena Rock e Hard Rock. Il gruppo comincia a cercare un cantante. Dopo iniziali fallimenti trovano nel giugno del 2008 una cantante, Alice De Rossi. Nasce così la formazione completa dei “Mrs Ingram”, accompagnata dal tecnico audio e chitarrista Davide Magrin. Il gruppo comincia a scrivere canzoni proprie, per prima “Cut down the tree”, e a suonare delle cover dei Deep Purple, Guns n’ Roses, Wolfmother, AC/DC, Airbourne, U2, Pink Floyd, Black Sabbath e altri gruppi della scena rock mondiale. Alla loro prima esibizione Cervato dichiara di non voler suonare e manifesta le sue divergenze musicali più votate verso il progressive più puro e senza compromessi. Il gruppo decide così di suonare senza di lui.
‘mbuti: la scelta del nome mrs.ingram e del simbolo, in che senso deve essere interpretato?
Mrs. Ingram: Spesso si cercano profondi significati dietro ad il nome di una band, e talvolta è la band stessa che li cerca... Non è il nostro caso, purtroppo, il nome è nato per puro caso. A lungo abbiamo pensato a come chiamarci, eravamo ancora senza cantante, e un giorno arrivò l'illuminazione finale. Durante una semplice lezione scolastica di inglese, capitò un esempio in cui compariva una certa Signora Ingram che andava a fare shopping. Mrs. Ingram. Il nome non avrebbe detto nulla a me e ai miei amici/membri della band, se non per il fatto che l'Ingram è una piccola mitragliatrice, scoperta nelle nostre partite a Max Payne. Ebbene si, non c'è un signoificato profondo :D . La grafica del simbolo è stata poi curata da me e dal chitarrista, volendo ricordare nel logo i due mitragliatori incorciati. Forse più avanti ci inventeremo qualche profondo significato!
‘mbuti:le vostre influenze sono hard rock, avete lasciato il prog lungo il percorso, avete eseguito cover, ma per chi non ha ancora la possibilità di ascoltare un vostro pezzo, cosa dovrebbe aspettarsi dalla speriamo prossima registrazione?
Mrs. Ingram: La registrazione è saltata domenica 23 per partite di pallavolo della cantante... Domenica si spera registreremo!
Le cover le giustifico subito: allenamento a suonare insieme, stimolo a migliorarsi, pezzi da suonare ai primi concerti. Che devo ammettere non sono andati male :D
Il prog inizialmente era portato dal chitarrista ritmico e dalle sue influenze, ma non è scomparso! Forse nel corso delle nostre composizioni qualcosa di fuori dall'ordinario affiorerà... :D
Preparatevi alla release delle prime tre canzoni del nostro demo, speriamo presto accompagante da altre tre ancora in lavorazione:
Cut Down The Tree, nostra prima canzone, hard rock, si lascia ascoltare, giudicate voi
Breakdown Station, sonorità rock, qualche passaggio particolare
Vision, la più strana. Non siamo neanch'ora riusciti a classificarla con un genere, ai posteri la sentenza. L'ho composta io, quindi so che il giro principale di basso è un giro blues, ma non è certamente blues come canzone. Credo. :D
Mi rendo conto di avere sminuito i nostri pezzi, ma non voglio porre giudizi affrettati su qualcosa che a noi già piace, ma che deve piacere al pubblico di ascoltatori :D
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- 23 mars 2009, 22h32m
un onorevole membro del gruppo intervistato dagli imbuti!
intervista Hox vox
i super poteri ci assistono ancora, di seguito l’intervista ad un artista poliedrico e interessante, dagli ‘mbuti molto amato, quei cosi di plastica hanno fondato anche un gruppo a lui dedicato http://www.last.fm/group/Hox+Vox. qualche nota biografica e poi la sua voce:
Hox Vox is a one-man project by me, Hox (Gianluca Missero), born in Venezia (Italy). In first 80s I played also in other two bands: bass and keyboards with
Marco Bianchi (drummer of Death in Venice) in the avant-wave duo SlideStraviati, and keyboards in new wave Gunshot Nucleus again with Bianchi,
Sebastian Russo (singer of Death in Venice) and Alberta Marchiori. The approach in my work is RIO/progressive, with an obsession for not-proper
use of instruments, song structures and bizarre twists on caribbean, post-rock or gamelan themes.
I composed and played Eight-Bit Deboned (january 1989) using a simple tracker, (Oktalizer 1.0 on an Amiga 500) and a few samples token from
Amiga magazines’ bonus disks and an Akai sampler. The resulting sound reminds of Residents or Fred Frith. I spreaded it on Amiga floppy disk in
Octamed MOD format. Outskirt (december 2008) is a concept album about low inhabitated, or at least outside-centre areas. Genres vary according
to the ambient, from kraut rock electronics to indie, jazz, death metal, avantgarde and more. 3d release by Hox Vox multimedia project, Das Chamäleon
(march 2009) is a 5 track EP about mutant music, obtained through bizarre pairings or juxtaposing uneven genres. Cover image is a drawing by me.
Hox Vox tracks are available to listen/download also on JAMENDO • MYSPACE • IMISOUND • REVERBNATION • GARAGEBAND
‘mbuti: puoi darci un'interpretazione autentica del tuo nome d'arte?
Hox Vox: Da adolescente disegnavo fumetti a manetta, e avevo creato un microcosmo con vari pianeti e personaggi. Mi piaceva inventare nomi e parole, mi ci ero scatenato. Tra i vari pianeti c'era l'Hoxerijo, dove tutto era vivo, scuro, oscuro e metallico. Non esisteva nulla di inanimato, neanche il terreno. Il nome mi suonava appunto come un metallo alieno. Lo sbirro anarcoide che lo pattugliava era un terrestre, il capt. Everybody (quello che ho in avatar su Last.FM), soprannominato Hox per una ovvia identificazione. Anche io mi identificavo con lui, alla fine è diventato il mio soprannome.
Quando mi sono messo a suonare verso i 13 anni, ho cominciato facendo cassette che marcavo come Hox Vox (la voce di Hox), e m'è venuto in mente sicuramente perchè ascoltavo parecchio i primi Ultravox.
Me ne sono ricordato quando ho fatto Eight-Bit Deboned dieci anni dopo, e l'ho tenuto anche per questo "terzo inizio".
‘mbuti: nelle tue performance si notano molti dotti riferimenti incrociati, ma lasciano molta libertà di lettura ai fruitori, le tue abilità visuali sottolineano ma non appesantiscono le tue composizioni musicali, puoi "illustrarci" il percorso creativo?
Hoh Vox: Io ascolto tutto, e tutto mischiato. Mi piace mettere un disco dei Meshuggah, poi uno di Sam Prekop. Mi piacciono molto anche gli ascolti random dall'intero hard disk, non si sa mai cosa potrebbe saltare fuori, Steal My Sunshine dei LEN o il Kraneerg di Xenakis.
Quando mi invento un brano, è uguale. Das Chamaleon parte come se fosse un jingle di Giochi senza Frontiere, diventa un funky strano, senza chitarra, gira d'improvviso verso le Swingle Singers coi Modern Jazz Quartet, poi collassa in stile rock in opposition, procede mezzo minuto tra Residents e Van der Graaf Generator, sembra diventi una cover di Santana, inframmezzata da uno stacco alla Unwound, ma poi rallenta di 20 bpm e ripresenta il funky iniziale. I riferimenti ci sono, ma servono come materiale da frullare. Non escono mai come sono entrati.
In poche parole, sia con i video che con la musica lavoro per mettere assieme elementi incongruenti. Il mio maestro è prima Max Ernst, poi Andrea Pazienza. Zappa invece l'esempio perfetto di come sbattersene dei generi musicali e vivere felici. Tutti abbastanza ben piazzati tra dada e surrealismo, e infatti alla fine il mio lavoro è fondamentalmente prog-dada.
Il processo creativo tecnicamente è sempre diverso. Devo dire che il bagno è uno dei posti dove mi sono venute le idee migliori, infatti c'ho messo un blocco notes. La musica mi viene in mente tutta intera, già pronta. Penso un brano dall'inizio alla fine e poi quello che esce qualche tempo dopo è uguale. Non mi viene mai in mente un pezzetto e il resto lo completo dopo. Anzi, per fare un disco parto da una mia impressione su qualcosa, e poi per ogni aspetto mi viene in mente un pezzo adatto.
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- 24 mars 2009, 11h09m
il più caro dei miei alieni!
Intervista It-Alien
ed eccoli i super imbuti con i loro super poteri sono riusciti nell’impossibile! hanno estorto un intervista all’alieno nostrano più secretato e misterioso, secerne musica come miele. é con immenso orgoglio ‘mbutico che vi proponiamo l’ultima rocambolesca intervista!!
Fabio Napodano aka It-Alien (the italian alien) composes and plays his music as a hobby, drawing his inspiration from a mixture of reason and emotion: the former shaping and leading the latter.
Disinterested in any form of commercialization, Fabio has no concern for limits of genre, length and audience, creating first of all and above all for his own personal enjoyment, giving total freedom to his self-taught sensibility.
Through his personal experience, however, he has traced out and followed a pathway made up of progressive rock, contemporary classical, jazz, dark ambient and psychedelic electronica.
His guideline can be resumed in his own words: "To have a style means to invent once and sell forever; to have creativity means to invent forever and never sell”
_’mbuti: puoi fornirci l'interpretazione autentica del tuo nome d'arte?
It-alien: All'epoca in cui fu inventato, nel 1994, non potevo certo immaginare che per anni i motori di ricerca avrebbero ignorato il trattìno, per cui ancóra adesso, cercando "It-Alien" il risultato è spesso relativo a soli e semplici alieni. Ma io non sono un alieno: sono un italiano alieno perché non mi sento molto partecipe del modo di vivere alla "volemose bene", non rincorro la moda, non mi accodo alla tipica corsa alle streghe mediatica, non seguo il calcio e non passo nemmeno il mio tempo a screditare il Grande Fratello. Sì insomma, starete certamente pensando di star leggendo i pensieri del solito barbuto con la kefia che crede di essere diverso dagli altri con la sua immancabile sigaretta multinazionale in una mano e la Heineken nell'altra. No, penso di essere una persona dai bisogni molto semplici, con due brutti difetti: il voler pensare ed il voler creare. Possibilmente da solo.
‘mbuti: si sentono nella tua eclettica musica molte influenze , ma armonizzate da una forte cifra personale, molto lirica e "naturale", i tuoi pezzi sono spesso sorprendentemente classici e non classicamente sorprendenti, ci puoi spiegare queste magie?
It-alien: la questione delle influenze produce spesso risultati divertenti perché càpita che chi mi ascolta associ la mia musica ad artisti che detesto (Genesis e Yes in primis) o che non conosco. In realtà io non ascolto molta musica: spesso per interi giorni, nel tempo libero, ascolto soltanto le composizioni che sto realizzando, limandole o lasciando che nuove sezioni compaiano spontaneamente.
C'è inoltre da dire che, fino ai 16 anni, sono stato praticamente a digiuno di musica: mio padre me ne ha sempre tenuto piuttosto lontano, se non come fruitore occasionale dei suoi dischi la cui varietà si puo' ricondurre a Fred Bongusto, Franco Califano, Mina, i Beatles e Lucio Battisti, con una spolverata immancabile dei "maestri" del beat italiano come Dik Dik et similia; per carità, ascolti rispettabilissimi, ma senz'altro differenti da quello che poi si è rivelato essere ciò di cui avevo bisogno.
Ad ogni modo, penso che il mio profilo di utente last.fm, http://www.last.fm/user/It-Alien/, rispecchi abbastanza quelle che sono le mie influenze principali ma, al momento in cui scrivo, in tale profilo risulta che, a fronte di 10886 ascolti, gli artisti ascoltàti sono 2130, il che dovrebbe dare un'idea della varietà.
Avevo dunque 16 anni quando, all'improvviso, una necessità interiore mi ha spinto a cercare di incontrare la musica, e la mia contemporanea passione per l'informatica mi ha fatto effettuare questo incontro mediante il computer; all'epoca (1993), c'era ben poco da fare con un computer a livello musicàle, specialmente nell'àmbito non professionale: i pochi software esistenti erano molto amatoriali e particolarmente complessi da utilizzare. Un tipo di questi software erano i tracker (http://it.wikipedia.org/wiki/Tracker), all'apparenza una specie di ibrido tra Microsoft Excel (che nascerà dopo) e le matrici di Matrix, in realtà una specie di interfaccia musicàle per programmatori.
Io programmatore ancóra non ero, ma tra me e i tracker fu sùbito amore, un amore che continua a distanza di 15 anni, tempo nel quale questo tipo di programmi si è enormemente evoluto, di pari passo con le mie possibilità e volontà espressive.
Col tempo, senza falsa modestia, ho raggiunto livelli tecnici nell'utilizzo di un tracker che hanno pochi pari al mondo, entrando a far parte del team di sviluppo del tracker più diffuso attualmente, Renoise, ma la mia continua ricerca tecnica è assolutamente umile e mai fine a sé stessa, avendo il solo scòpo di permettermi di esprimere al meglio quello che è nella mia mente: il mio è stato ed è tuttora un percorso completamente autodidatta e per questo abbisogna della massima confidenza con lo strumento per poter essere espresso al meglio.
La componente "sorprendente" dei miei brani penso nasca proprio da questo spirito autodidatta, che non si limita solo alla composizione: anche come programmatore, come batterista, come scrittore e come scacchista sono un autodidatta; tutte cose nelle quali certamente non eccello ma delle quali ho un punto di vista personale che puo' limitarmi così come fornire punti di vista inaccessibili ai più edotti di teoria.
Creare un nuovo brano diventa dunque non più un'applicazione di teorie ma una sfida alla ricreazione del proprio pensiero musicàle sotto forma scritta. Non a caso, ogni qual volta ho finito un brano, vengo preso da una paura, profonda e sincera, di non riuscire mai più a creare un altro brano, poiché affinché ciò avvenga è necessario che vi siano stimoli esterni, interni ed una buona dose di fortuna. E, per fortuna, questo avviene abbastanza costantemente da 16 anni a questa parte, e mi auguro continui ancóra per sempre. Autocitandomi (adoro darmi un tono con le mie autocitazioni): "la mia ispirazione è la mia vita; dovrebbe essere sufficiente per tutto il resto della mia vita".
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- 24 mars 2009, 19h42m
emozioni
Intervista a Mirko Fait
Ulteriore perla si incatena nella serie di mirabolanti interviste degli ‘mbuti, ottenute solo grazie a super poteri speciali, perla calda e sensuale, capirete leggendo! e maggiormente ascoltando ;o)
Mirko Fait
(Milano, 3 giugno 1965)
sax tenore/sax soprano
Mirko Fait italiano di origini turche, nasce a Milano il 3 giugno 1965 da una famiglia di artisti.
Mirko inizia a suonare la chitarra classica in tenera età, già nei primi anni '70, ma è solo più tardi che si rende conto che il suo bagaglio culturale è il jazz. Per questo, nel 1990 sceglie il sax contralto. Inizia gli studi a Bergamo con Alberto Nacci e ritrasferitosi a Milano continua gli studi con il sax tenore con il maestro Michele Bozza, con Giulio Visibelli e Emanuele Cisi alla Civica di Jazz di Franco Cerri e Enrico Intra, fino ad arrivare alle ultime lezioni con lo statunitense Michael Rosen.
Milita da subito in diversi gruppi e si esibisce fin dai primi anni anche in jam session e con varie formazioni jazz in diversi club milanesi (Capolinea, Scimmie, Tangram, Aquatica, Mirasol, Le trottoir, Ittolittos, Ca' Bianca, Santa Tecla).
Nel gennaio 2002, con il trombettista e pianista cubano Gendrickson Mena Diaz, viene chiamato a Pitti Uomo per suonare per un noto gruppo di stilisti e nel 2003 fonda il gruppo jazz Five for You. Nel 2004, con i concertisti internazionali Danilo Manto e Max Patrick, prende parte al progetto di musica contemporanea Mantic Ensemble. Nel 2007 fonda il Fait Club Quintet, nome che lo accompagna ancora adesso.
Nel 2008 esce il cd del trombettista Mena. Presentato al Blue Note e intitolato All I Missed, prende il nome da una ballad scritta dal sassofonista milanese e dal trombettista stesso.
Il 2008 è anche l'anno che vede l'artista impegnato in un'intensa attività discografica. Grazie a John Toso e all'Italian Way Music produce diversi lavori a cavallo tra jazz, ambient e contemporanea.
‘mbuti: -é vero, siamo tuoi sostenitori accaniti, ma non per questo parziali, vorremmo ci spiegassi il tuo legame con la musica come compositore ed interprete e fruitore.
Mirko: -Non riesco a vedere una disgiunzione tra queste tre cose. La musica fa parte della mia vita a 360°. La ascolto tutto il giorno, la ballo, la suono e la compongo con la stessa intensità e semplicità. Mi viene naturale, non devo sforzarmi, la sento che mi attraversa, che mi invade e allo stesso tempo sgorga come se facesse parte di me da sempre. Ho cercato per molti anni di esprimere in qualche modo quel sentimento che mi nasceva dentro senza capire cosa fosse. Ho provato ad esprimere la mia arte dipingendo, fotografando, scrivendo. Ho trovato sicuramente dei modi anche belli per esternare quest'Arte che sentivo incombente pulsare nelle vene, ma il giorno che mi sono avvicinato alla musica, ancora prima di capirne il linguaggio (e ne sono ben lontano tuttora), ho intuito finalmente avevo trovato la sorgente dalla quale fare uscire le mie emozioni.
‘mbuti: -cosa ti senti di dire a chi volesse seguire questa passione anima e core, come padre virtuale spirituale fuori dal normale, quali sono i valori, se ce ne sono, a cui un amante della buona musica può riferirsi, ovvero hic et nunc, o stoicismo, zen o parmigiana?
Mirko: -Per avvicinarsi alla musica non c'è bisogno di avere doti particolari. Ognuno di noi può viverla in mille modi diversi come mille sono i generi o le vie per esprimerla. Sia che se ne fruisca da ascoltatore che da musicista, l'importante è viverla con il cuore e la mente aperta. Il fattore emotivo è la cosa più importante. Buttarsi nella musica è come amare, se ci mettiamo troppo la testa non ci lasceremo mai andare completamente. Certo è anche sacrificio... e come tutte le cose bisogna perseverare. Non c'è bisogno di diventare dei mostri del virtuosismo per trasmettere delle emozioni!
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- 2 avr. 2009, 21h04m
intervista Erio
2 Apr 2009, 20:10
Intervista Erio
Ancora una volta rocambolescamente, roba del tipo "all'ultimo minuto" i super 'mbuti hanno impaginato le pregiate riflessioni di un autore da ascoltare attentamente
Sono nato a Milazzo provincia di Messina il 01/09/79 ho iniziato a suonare a 17 anni da autodidatta (lo sono ancora oggi) ad oggi avrò composto circa 80 pezzi di sola musica più altri arrangaimenti per amici e altre canzoni per il mio ex gruppo "Pagliacci Struccati"
'mbuti: ascoltando la tua musica oltre a confermare le influenze, si respira un grande spazio, una prateria a volte a volte uno specchio d'acqua, puoi spiegarci questa magia?
Erio: ti posso dire che la mia musica nasce dalla mia incomunicabilità che ho spesso verso il mondo che mi circonda... Molte emozioni che spesso tengo chiuse dentro di me grazie a quella spendida "voce dell'anima" ch'è la musica sgorga in note. La "magia" o la sensazione di "spazio" che si possono sentire nella mie composizioni, non è altro che la grandezza delle piccole grandi cose che mi circondano...Si! Le mie infondo non sono altro che note sparse tra ricordi d'infanzia, di profumi persi nella mente o panorami e ritagli della mia "magica" terra con le sue sciarade e controsensi.
'mbuti: la seconda domanda generalmente esplora il processo creativo, e non vogliamo deludere le aspettative, quindi come sgorga e come ti organizzi?
Erio: Il mio processo creativo...MMM...Ogni giorno mi siedo al piano o alla tastiera (non ad un orario prestabilito) cerco suoni o accordi che possano darmi qualche emozione che possano acccendere i miei ricordi i miei sogni o qualsiasi cosa che riesca a farmi separare dalla realtà. Quando sento quella scintilla in poco tempo tutto si mette in moto, da quel momento il tempo per me sembra fermarsi, mi sento in un modo parallelo posso finire un componimento lavorandoci anche 12 ore consecutive senza rendermene conto o anche in poche ore...Ovviamente mi rendo conto dei limiti tecnici del mio chiamiamolo "STUDIO"! Però quei limiti ho sempre cercato di nasconderli sperimentando più possiblie portando a limite l'attrezzatura che ho e lascindo più possibile la mente vagare tra le vie più profonde e chiaro-scure della mia anima per perdermi... completamente!
http://uplovers.downlovers.it/MyBand/erio.html (dov'è possibile scaricare gratuitamente la mia musica)
http://imisound.ning.com/profile/Erio
http://www.myspace.com/pagliaccistruccati
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- 14 avr. 2009, 16h13m
intervista 'mbutica max maffia
intervista Max Maffia
innanzi tutto siamo fortunati di poter intervistare uno dei nostri artisti preferiti, ma come 'mbuti ormai si è capito godiamo di tutti i favori della dea bendata!
come ricompensiamo le sue grazie magari ve lo confesseremo in seguito, sappiate che di mezzo ci sono polli di gomma e fiori secchi. ma per non essere sfacciati lasciamo spazio al sobrio Max Maffia.
Dico di me:
Ho suonato con tanti gruppi, ora preferisco essere principalmente "Max Maffia" anche se ho ricomposto il mio gruppo storico che si chiama "The Peanuts" con Johnny Sessa e mio fratello Lorenzo con cui stiamo facendo un disco nuovo.
Come artista singolo mi piace ricordare queste cose:
Ho scritto nel 2005 la colonna sonora per un video, dedicato ad una mostra di Picasso, dal nome "Picasso, sulle impronte del mito". I brani sono stati poi riarrangiati e messi in una release digitale dal nome "Anywhere, in the world!" che comprende i brani "Arabia", "Arpeggio In", "Corrida", "Onda", "On the road (to Africa)". Successivamente ho aggiunto a questa lista il brano "Waiting" (il cui testo è stato scritto da Caterina Melara, mia moglie) cantato dalla incantevole voce di Sandra Diano con la collaborazione del bravissimo Gerardo Vitale alla viola.
Al momento sto riarrangiando i brani del cd "Viva" già distribuiti gratuitamente, per una edizione da stampare su cd in versione limitata, ma comunque digitalmente sempre scaricabile da internet. Si tratta di una versione della composizione rivisitata e corretta. Ho già pubblicato la nuova versione di "7 Aprile" che spero vi piaccia. Non appena ci saranno nuove versioni le pubblicherò e vi chiederò di commentarle :)
Viva è nato dalla lettura delle memorie di una persona che ha preso parte al movimento Potere Operaio degli anni 70. Ogni brano rappresenta una rilettura musicale di un testo scritto da quella persona.
Come seconda cosa sto scrivendo i brani per un nuovo Cd che si chiamerà "D for Deli" i cui primi due brani "Xmas Theft" e "Lullaby" sono già presenti nella playlist di IMISOUND.
'mbuti:- spesso un artista sceglie un nome d'arte, é il tuo caso e perché?
max maffia:- E' la prima volta che mi viene chiesto questo e la cosa mi diverte non poco. Mi spiego. Normalmente un artista sceglie un nome d'arte per la necessità di dare un'indentità alla persona che veramente è. Tutti abbiamo un nome e cognome che nella maggior parte dei casi è quello che usiamo sui nostri documenti, sulla firma, sul libretto di lavoro, al comune al collocamento e così via. Molte volte questo nome e cognome sembrano non appartenere alla stessa persona che scrive, suona, sogna, immagina il suo mega concerto oppure la colonna sonora di un grande film.. Questa è la mia interpretazione. Ma nel mio caso.. Max è solo il diminutivo di Massimiliano (nome di persona scostumata volendo citare il grande Troisi) e Maffia (con l'accento sulla i) è il mio cognome... :)
'mbuti:- la tua musica per noi ha un alone molto autorevole, la sentiamo sicura, ben radicata, ma si sa il fruitore ha interpretazioni spesso divergenti dal creatore, comunque vuoi darci un'idea di massima sulle tue intenzioni artistiche, cosa vorresti che la tua musica veicolasse, e soprattutto un accenno al processo creativo, come si svolge?
max maffia:- l'intuizione, il primo pensiero che ti viene, la prima situazione che ti dice "eccomi" rappresenta l'impulso che ti fa scrivere qualcosa. Qualcuno diceva che il primo pensiero è il migliore. Forse è vero. Adoro la musica improvvisata, rappresenta l'ISTANTE, rappresenta quello che non si ripeterà più. Rappresenta nel miglior modo possibile quel momento e solo quello. La maggior parte delle mie composizioni (come sono altezzoso) nascono dalla semplice intuizione che quello che vorrei dire in quel preciso momento non saprei dirlo "a parole". A partire da questo c'è un lavoro di arrangiamento dell'idea che porta via via fino alla definitiva fruibilità dell'intuizione. Mi piace registrare ogni singola cosa e di pubblicarla immediatamente per capire cosa accade. Mi piacciono le reazioni degli utenti di internet. Sono il motivo per cui continuo a pubblicare le mie idee. Per il resto avverto sempre una smodata necessità, un bisogno, una urgenza impellente di scrivere musica. E' più forte di me non so stare zitto ;)
Website Personale
http://www.maxmaffia.com
Independent Record Label
http://www.dayboxrecords.com
MySpace
http://www.myspace.com/daybox
Last.fm
http://www.last.fm/music/Max+Maffia
ReverbNation
http://www.reverbnation.com/maxmaffia
Max Maffia ci parla della Daybox records, a dimostrazione che il centro della musica in Italia non è solo Milano, ma anche il sud pullula di ottime realtà. Tra le soddisfazioni di una pubblicazione e le difficoltà di far quadrare i conti su una scelta coraggiosa come un’etichetta.
Provenienza:Battipaglia, Salerno
attiva dal (anno) 2003
riferimenti web: www.myspace.com/dayboxrecords - www.dayboxrecords.com
1) Come vi è venuto in mente di aprire un’etichetta? Qual è stata la sua genesi?
Bella domanda. Nella maggior parte dei casi un’artista apre una piccola etichetta indipendente per produrre il proprio prodotto, non è il nostro caso. Siamo partiti nel 2003 interessandoci alla musica sperimentale improvvisata e molte cose le trovate ancora nel nostro sito ufficiale scaricabili gratuitamente nella sezione “Improvising”. Si tratta di registrazioni effettuate in un solo giorno su dei temi scelti (da lì il nome Daybox, che è anche un termine militare per indicare una scatola contenente l’occorrente per la sopravvivenza per un solo giorno). Per esempio in 4 giorni abbiamo registrato “Le stagioni improvvisate” a partire da “Inverno” il 16/12/2003 e poi “Estate” in un giorno di aprile 2004 e così via..
Nel tempo abbiamo deciso di allargare i nostri “orizzonti” verso la forma canzone ed ecco che adesso abbiamo alcuni dischi in uscita.
2) Come è organizzata? in quanti siete?
E’ organizzata come una Ass.Cult. no-profit. Siamo in 5 e veniamo da Salerno, Agropoli, Roma, Catania. Chi vi risponde adesso è Max Maffia, presidente dell’associazione.
3) è il vostro lavoro oppure fate altro nella vita?
Facciamo decisamente altro nella vita, con i dischi non si guadagna, ma del resto non è nel nostro scopo sociale lucrare, rientrare nelle spese si.. e questo è comunque difficilissimo.
4) Qual è la vostra opinione sull’annosa questione del download selvaggio e illegale?
Sono personalmente contrario ad ogni forma di contraffazione e download illegale. Sono favorevole all’ascolto gratuito full-lenght. Della serie “compro” se mi piace, per sapere se mi piace devo ascoltarlo.
5) C’è un disco a cui siete particolarmente legati?
Per fare il figo potrei risponderti il “prossimo che produrremo”
In generale ritengo che “Gone to Earth” di David Sylvian sia un capolavoro inestimabile.
6) Quale artista vorreste avere nel vostro catalogo? Fateci due nomi: uno scelto con il cervello e l’altro con il cuore.
Se per “cervello” intendiamo una scelta legata al mercato e quindi al successo economico dell’etichetta dovrei tendere a qualcosa che adesso vende tanto, ma credimi non mi interessa. Mi interessa avere cose di qualità nel catalogo. Artisti che abbiano ancora il coraggio di scrivere un brano in 5/4 e/o che abbiano ancora la voglia di sperimentare. Sono personalmente in disaccordo con chi sostiene che oggi sia impossibile creare qualcosa di innovativo e che tutto è stato scritto… sciocchezze. Per cui non riesco a fare nomi. Se invece vogliamo dare due nomi per giocare: “Coldplay” con il cervello e “David Sylvian” con il cuore.
7) è mai capitato di chiedervi “ma chi me l’ha fatto fare”?
Sistematicamente ogni giorno della mia esistenza. Oggi rappresentare un gruppo o un’artista che sia è un investimento mentale ed economico. Gli artisti vedono la produzione di un disco come un punto di arrivo e non come una base su cui costruire un progetto fatto da mille attori (ufficio stampa, booking, distribuzione…) e questo implica che nella stragrande maggioranza dei casi ci si trova a combattere su cosa è dovuto e cosa no. Gli artisti dovrebbero capire di più che un successo, un traguardo è una cosa che si raggiunge con lo spirito di squadra e non con una bella composizione.
Paolo Borrone
Modifié par imbuteria le 26 avr. 2009, 18h29m -
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- 15 avr. 2009, 17h26m
intervista msk
ci eclissiamo per lasciare spazio all’incanto
(2003 – present)
Msk, also known as Antonino Musco, is a sicilian multi-instrumentalist who has masterminded a number of interesting projects, soundtracks, djsets and is involved in many musical bands such as the Sicilian AV project.
As a soloist, since 2003, he plays mostly electro-jazz with various influences, Mediterranean and other. But even as a soloist, he manages to involve musicians not just from Italy but from all over the world. He studied classic guitar, composition and jazz improvisation. Graduated philosopher, he got a degree as Sound Engineer and MIDI programmer at Saint Louis Music College, Rome.
www.msk.fm is the artist’s official website.
‘mbuti:- nome d’arte?
msk:- Il mio nome d'arte riprende semplicemente le consonanti del mio cognome, Musco, con la K al posto della C per non sembrare una compagnia di crociere. Inoltre è un nome semplice da ricordare ed a mio avviso ha molto a che vedere con la musica. Il mio cognome stesso -aggiungendo una I dopo la S si ottiene "musico" ne ha a che vedere, peccato che nessuno in famiglia abbia tentato il percorso musicale.
‘mbuti:- processo creativo?
msk:- Il processo compositivo non è mai uguale: di solito sono dei raptus di ispirazione, altre volte è un costante lavoro di fino, dipende dai contesti e dalla canzone. Ho seguito solo una regola, almeno per quanto riguarda i contenuti: le cose "serie" le produco a nome Sicilian AV project mentre quelle "facete" a nome Msk, ma la linea di demarcazione è veramente sottile.
Lavoro in preproduzione casalinga alla mia musica, con tastiera midi e laptop, in modo da realizzare oltre lo scheletro compositivo anche una minima idea di arrangiamento. Successivamente coinvolgo degli/delle amici/che musicist* per registrare le parti, vocali o strumentali che siano. Questa scelta è di solito ponderata, in quanto come un costumista trovo sempre l'interprete adatto al pezzo da registrare. Il MIDI è di grande aiuto a livello compositivo, ma non sostituirà mai gli strumenti acustici. Inoltre lascio parecchio spazio improvvisativo al musicista che registra con me, questo perchè la mia formazione musicale è profondamente influenzata dal jazz e dalla musica improvvisata.
http://www.last.fm/music/msk
http://imisound.ning.com/profile/msk
http://www.myspace.com/mskfm
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- 16 avr. 2009, 14h06m
carmelo amenta 2°
intervista 2° carmelo amenta
intervista 1°: http://imisound.ning.com/forum/topics/interviste-degli-mbuti-carmelo
‘mbuti:- appena finite le registrazioni, in uscita...parlaci delle tue novità!
carmelo amenta:- ho appena finito di registrare L'ERBA CATTIVA, il secondo lavoro a mio nome. manca ancora il mastering e la copertina, ma il piu' e' fatto. il cd contiene 15 tracce ed e' un miscuglio di generi e atmosfere.
suona completamente diverso da SEMBRANO LACRIME, INVECE PIOVE, anche se nei contenuti prosegue quel discorso. e' un disco su quella persone che sopportano quotidianamente di tutto e restano lo stesso in piedi, su come errori e strade sbagliate non ci abbiano ancora fatto fuori; e' una raccolta di musica e parole che parlano di me, di un altro migliaio di personaggi e di nessuno. c'e' il blues, il jazz, il rock, il folk e il cantautorato italiano.
e' piu' curato negli arrangiamenti e la qualita' dell'intero cd e' maggiore rispetto al precedente; cosa che ,sono sicuro, non per forza verra' considerata un pregio.
io stesso sono un sostenitore del low-fi, ma non a tutti i costi.
a mio avviso sono le stesse canzoni che scelgono il suono che gli appartiene, e non sempre il voler "essere/sembrare" alternativi puri e crudi rende giustizia all'artista e alla sua opera. non e' un disco "ufficiale" nel senso stretto del termine, ma non e' rivolto ad una nicchia di ascoltatori di musica d'elite; e' per chi ha la pazienza e la voglia di sentire canzoni sincere ed oneste, a prescindere dal genere.
credo che salvo minnella, il pianista/fisarmonicista e fonico del disco, abbia veramente fatto un buon lavoro; non ha stravolto l'essenza del progetto e ha valorizzato parole e musica scegliendo soluzioni e sonorita' assai interessanti, per quanto mi riguarda, ovviamente.
ho fatto ascoltare i provini del disco in questione ad amici musicisti e non, e la loro reazione mi ha dato da pensare: tutti hanno un episodio preferito(di solito e' "si chiude", il brano che chiude il disco) e qualcosa che li disturba non sanno in quale canzone e in che modo.
tutti associano l'intero disco ad un immaginario circo strambo e un po' sinistro.
i piu' non amano il lato rock e preferiscono quello piu' romantico.
altri ascoltano soltanto i brani che piu' sono influenzati dal jazz.
ti dico tutto questo perche' L'ERBA CATTIVA ha diverse atmosfere e tanti umori che non si traducono facilmente; le parole hanno il compito di amalgamare il tutto spesso con una forte dose d'ironia.
credo sia un bel lavoro, ma non e' passato ancora il tempo necessario per poterlo valutare come vorrei.
‘mbuti:- indipendente sì no perché?
carmelo amenta:- si! indipendenti.
perche' credo sia l'unico modo di fare musica, e arte in generale. abbiamo fondato, con i POSH e i FROBEN, il CAPBOOKING, un'agenzia di promozione e management,curata dagli stessi musicisti delle band che ne fanno parte.
contattiamo fanzine, magazine, radio e chiediamo loro di darci una mano a pubblicizzare i nostri progetti.
inoltre contattiamo locali in tutta italia e proponiamo lo show di due o piu' nostre band al prezzo di una; in questo modo il posto dove si svolge l'evento non ci va sotto con le spese, gli artisti coinvolti nel progetto hanno la possibilita' di suonare spesso e in molte localita' in virtu' del basso costo e guadagnare di piu' grazie ai molti ingaggi.
va da se' che conviene ad ambedue le parti.
presto entrera' a far parte dell'agenzia un'altra band, i DELLE DANZE SUI ROVI, in cui io suono il basso, chitarra e batteria sono suonate da 2 componenti dei POSH, e il cantante dei FROBEN e' anche qui il front man. stiamo per incidere un singolo e presto vi faro' avere notizie sullo space che faremo.
per quanto riguarda la vendita del "L'ERBA CATTIVA", e' probabile che mi leghi ad una casa discografica indipendente del nord, che si occupera' del digitale.
le copie fisiche le stampero' e le vendero'/regalero' ai concerti; e questo accadra' non prima di giugno.
il mese entrante sul mio space sara' possibile ascoltare qualche brano del disco e questo e quanto.
per ora non so di piu' ma se accade qualcosa vi faccio sapere.
fatevi vivi presto che da morti non si puo'!!!!!!
http://www.myspace.com/carmeloamenta
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- imbuteria a dit :...
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- 23 avr. 2009, 21h51m
Interview for “Imbuteria Social Network”
Translation of the interview of 24th March 2009 made by Balconaggio for “Imbuteria Social Network”:
‘mbuti: “How many hours per-day do you dedicate to music in all its forms, what activity prevales and what’s your favorite one?”
AB: “Right now I’m working part-time, so my training time’s average is of only 4-5 hours per-day, mainly focused on instrumental practice, tryin’ to takin’ care of both the purely technical part and the more musical one, that is rhythm, harmony and melody. Tipically to this second part belongs the activity that i prefer, that’s the study, the internalization and the reprocessing of the great musicians, not only of the great bass-players: for example, studyin’ a Miles Davis’ solo or a Jimi Hendrix’s riff on the bass and putting them foward again varied and elaborated according to my musical taste in different contexts from the original ones, a brand new range of possibilities is opening out to my mind, lettin’ me discover things that you’ll never found written on a book! All of this, naturally, without forgetting that my instrument is the bass, and a particulare cure (and of humble reverence) must be reserved to the great masters (such as Stanley Clarke, James Jamerson, Marcus Miller, John Paul Jones, Jeff Berlin and obviously Jaco Pastorius, just to name my favourites..), studyin’ whom you can realized that all of them has made the previous exercise!”
‘mbuti: “You’re really a good musician, in my opinion with the bass you’re at the highest levels, also your original compositions are valuable, can you describe us your creative process and your feeling toward interpretation?”
AB: “Thanks a lot for the wonderful compliments! For what concearns the creation of a piece, I ain’t got a precise pattern, or better, I ain’t got a fixed point from where to start; it can be the main theme or the bass line or even the harmony to born first, the only fundamental point that I pre-arrange is that the complete tune, regardless of how much complicated it can be in theory, must flow with naturalness, with no rough edges nor screeches, fitting in all the parts so that they’ll sound just like one thing. This can seem like a banality, but it isn’t expected at all, least of all simple! Regarding the interpretation, well…as the always wise Massimo Moriconi says, playin’ is like makin’ love, is havin’ fun while makin’ others havin’fun (ok, ok, those who had the luck to talk with Massimo will certainly know that his version is DEFINITELY more direct and less “politically correct”!!!), is getting emotions across, the knowledge that one word said at the right moment in the right way sometimes worths like one hundred..”
For seeing the original italian version of the interview, go to http://imbuteria.ning.com/forum/topics/interviste-1
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- 25 avr. 2009, 17h03m
IMIsound
blue
é con malcelato orgoglio e sentita imperizia, sprezzo del pericolo e relativo prezzo che gli ‘mbuti sono lieti di comunicare...udite udite, rullino i tamburi , fiato alle trombe.... finalmente! ...L’intervista a IMIsound é qui!!
IMIsound è nato e cresciuto sull'onda della mia personale scoperta della musica indipendente: una musica ricca di passione e di invenzione che nasce nel cuore e non a tavolino e che non si conforma necessariamente alla legge del mercato. Questa musica, che spazia abilmente tra i generi musicali già conosciuti e ne inventa altri, pur essendo spesso di qualità eccelsa, tuttavia rimane per molte persone una musica avvolta nella nebbia dell'inconsapevolezza o dell'incomprensione, viene persino evitata o guardata dall'alto in basso come una sottomarca della musica mainstream. Questo atteggiamento, abilmente nutrito dai giganti dell'industria multinazionale della musica, ha costretto la musica indipendente a camminare per molti anni nella penombra e a lottare giornalmente per farsi conoscere.
Oggi, grazie soprattutto all'arrivo di internet e alla possibilità di ascoltare la musica online, si è aperto finalmente qualche varco nel muro di gomma e la musica indipendente ha cominciato a farsi sentire al di fuori del proprio rione. IMIsound, senza pretese, vorrebbe essere a modo suo un altro piccolo varco in quel muro di gomma, offrendosi come vetrina e posto d'ascolto e creando attorno a sé una comunità online che abbraccia indistintamente tutti coloro che amano scrivere la musica, suonare la musica, registrare la musica, produrre la musica, promuovere la musica, distribuire la musica e soprattutto ascoltare la musica!
La musica di IMIsound nasce dal cuore del Mediterraneo. I colori sono quelli del sole, il mare e la lava dell’Etna, simboli della passione, della libertà e dell’energia della musica indipendente.
antefatto:
‘mbuti:- mi piacerebbe pubblicare un'intervista tua, in tutti gli angoli che riusciremo a raggiungere, nella direzione della solita fabbrica di ragnatele.
ovviamente prima di chiedere a te massimo reggente mi sono fatta le ossa con autori e compositori, interpreti e band, performers e artisti vari.
ora sono pronta, per affrontare la prova del nove, il mago di oz ;o))
sarà preceduta dalle tue note biografiche ed un'introduzione 'mbuti style, in realtà propongo due semplici domande:
‘mbuti:- punta di diamante dell'eclettismo a favore della musica indipendente, i tuoi molteplici talenti a disposizione della crescita dei piccoli, una bellissima metafora di padre etico e modernissimo, di come tutti noi dovremmo orientarci per resistere al pensiero unico. ma al mattino mangi pane e gazzelle? come riesci a fare tutto, non mi spiego che solo passione e metodo ti sospingano deve esserci dell'amore e un grande rispetto eterodiretti, puoi disvelare i tuoi trucchi?
‘mbuti:- il processo creativo, che tutto comprende, come si articola? come riesci a canalizzare in musica le tue esigenze espressive?
IMIsound/Anonimix/tony lawson:- ti sembro un tipo imbutabilmente intervistabile?
forse dovrei io intervistare te....
‘mbuti:- a mio modesto avviso insindacabile sì! ti avviso che mi hanno già chiamato i big del mainstream per essere intervistati dagli imbuti!! rischi di perdermi se non mi allacci con una tela di ragno! ;o)) he he
IMIsound/Anonimix/tony lawson:- l'intervista lo accetto con una condizione: che si svolge lentamente nel tempo e che tu mi conduci con le tue domande sulla strada che vuoi tu. lo possiamo fare anche qui in pm e poi lo sistemi dopo. che dici?
passando al concreto
‘mbuti:- passando al concreto: domanda
- ma quanto sei eclettico? io direi il doppio! come hai cominciato con la musica, il vostro primo incontro?
IMIsound/Anonimix/tony lawson: - passando al concreto: risposta
eclettico dici? usiamo parecchio questa parola e non so se ho mai capito bene cosa significa. adesso prendo il vocabolario e torno.....hmmm....mi dice che significa sviluppare le proprie idee, gusti, stili ecc da fonti vari e diversi. bè direi di si, ma non lo facciamo tutti? forse no. dipenderà forse in parte dal tipo di infanzia che si fa. io sono nato e cresciuto nella malesia ma istruito in inghilterra e immagino che questo biculturismo precoce abbia avuto qualche effetto sulle mie idee, gusti, stili ecc. per quanto riguarda la musica c'è da dire che nella malesia arrivava principalmente la musica americana mentre a scuola ovviamente quella inglese: di conseguenza oscillavo un pò tra queste due grandi scuole degli primi anni settanta. i primi a colpirmi ad una tenera età sono stati i three dog night, the cufflinks, christie, grand funk railroad, simon and garfunkel. poi si sono aggiunti, un pò più in là negli anni, bob dylan, the beatles, leonard cohen, barclay james harvest, blue oyster cult, who, david bowie, lou reed, rick wakeman, yes, supertramp e tanti altri. crescendo ancora sono passato per eric clapton, free, genesis, pink floyd, the eagles, john lennon, queen, frank zappa, gong, the doors ecc ecc. in effetti non mi sono mai fermato davanti alla musica: ho ascoltato più o meno tutto con più o meno piacere a secondo al genere e al mio umore del momento. amo in particolare le belle voci e le belle melodie, o chi con la musica riesce ad alzare la voce contro tutto ciò che è marcia nel mondo o semplicemente di comunicare uno stato di anima condividibile. comunque attorno ai 15 anni quando ho cominciato a farmi un sacco di perchè, ho imparato gli accordi sol, re e do alla chitarra e fu amore alla prima strimpellata. da qui è partita la mia gloriosa carriera da cantautore...
‘mbuti: - no, non cambiare nulla! vorrei sapere come è nato l'amore per la musica, o almeno quando ti sei accorto coscientemente di questa passione, in che ambiente e luogo geografico ti trovavi?
IMIsound/Anonimix/tony lawson: - dunque essendo nato e cresciuto nella Malesia, come ho detto prima, arrivato ad un certo punto i miei genitori, aiutati economicamente dalla ditta per la quale lavorava mio padre, mi hanno mandato in collegio in Inghilterra. Lì, una volta arrivato al 'senior school', ho conosciuto il "Record Club". Pagavi l'iscrizione e votavi tre album: gli album più votati venivano comprati e messi a disposizione nel "Common Room" (soggiorno) dove, a certi momenti della giornata potevano essere ascoltati. Io non avevo nessun idea cosa votare e mi lasciavo guidare dai grandi esperti della musica che si trovavano all'ultimo anno. Il risultato era: "Hunky Dory" di David Bowie, "Transformer" di Lou Reed", "461 Ocean Boulevard" di Eric Clapton, "Tea for the Tillerman" di Cat Stevens, "The Six Wives of Henry VIII" di Rick Wakeman, "Close to The Edge" di Yes e "Crime of the Century" di Supertramp (forse non tutti nello stesso anno ma poco importa). Ecco, nella noia micidiale di una domenica pomeriggio in collegio, cose ci poteva essere di meglio di una Life on Mars, per esempio, o una Walk on the Wild Side? Credo che il "Record Club" sia stato molto importante per me come mezzo di fuga da un sistema di istruzione che mi imponeva una struttura troppo rigida dopo la mia infanzia scanzonata. Poi, in una fine settimana di libera uscita con un compagno, a casa di sua sorella e il suo fidanzato - hippies per eccelenza - ho sentito per la prima volta "The Dark Side of the Moon" di Pink Floyd e il mio mondo ha cambiato asse...
‘mbuti: - uhm!! grazie intanto, é difficile trovare i tempi giusti, a volte pensi che l'altro stia "dormendo" invece come te é preso in altri social con altre cose, é un bell'allenamento alla pazienza e alla non gelosia...
comunque volevo sapere nella busta n°3:
indipendente, bene, ma da cosa?
indipendente dalle majors
e le etichette minori magari ancora meno etiche proprio perchè minori, come fece francone baffone non é l'autopromozione una strada da promuovere, i mezzi tecnici in teoria ci sarebbero, i giovanissimi con cui intreccio ponticelli sarebbero disponibili, ma nessuno gli spiega come fare, non si potrebbe mettere sù una sezione primi disarmi con consigli e tutoraggi virtuali? free?
medita meditiamo
IMIsound/Anonimix/tony lawson: -io medito e penso che sono tante, ma devvero tante le cose che si potrebbero fare. ma mi impongo un passo lento da "slow food" - gusto e cammino, piano piano...mi ci pernserò e apprezzo molto anche il tuo contributo alla meditazione - fossero di più le persone che si rendono attive in questo cammino anche al servizio del bene comune
comunque il fare meno e farlo bene è sicuramente la direzione giusto secondo me - soprattutto dopo la mia esperienza in questi tre anni di IMIsound. la voglia di fare tanto è difficile frenare ma è una strada verso l'autodistruzione credo. io mi sono tolto ultimamente da diversi siti e credo che continuerò in questo modo. voglio fare IMIsound e la voglio fare bene anche nel mio piccolo - tutto il resto fin troppo spesso è aria fritta e preferisco le patatine!
‘mbuti :- impegno indipendente o indipendentemente impegno, (bella domanda! he he se la scova gigi se ne appropria)?
IMIsound/Anonimix/tony lawson: -la domanda è bella e gigi ne andrebbe orgoglioso ma mi serve un aiutino e non so se usare adesso la telefonata o fidarmi del pubblico...cosa suggerisci?
‘mbuti:-gira la ruota, busta n°2: trattasi sempre della domanda n°3
-artista indipendente, che fatica? difficile la collaborazione fra artisti (fonopoli insegna?), utilizzo delle risorse disponibili per promuovere o bocciare o rimandare "la musica indipendente".
ovvero indipendente da cosa e da chi e perché?
RISPOSTA ALLA DOMANDA 3:
IMIsound/Anonimix/tony lawson:- Collaborazione fra artisti? Dalla mia esperienza bisognerebbe scovare dentro l'artista e scrutare la persona e le sue ideologie. Certe ideologie creano certi artisti dove la collaborazione ci può anche stare. Altre ideologie portano in altre direzioni dove regna la concorrenza e l'ambizione. Personalmente non amo nè la concorrenza nè l'ambizione. Prefersico la collaborazione e la condivisione: ma sono punti di vista. Credo che bisogna essere indipendente prima di tutto nel proprio pensiero e oggi questo non è sempre una cosa facile, bombardati come siamo dai pensieri e dagli opinioni altrui. Trovare la strada del proprio pensiero diventa sempre più difficile e si vacilla facilmente se non si ha un carattere molto forte, molto deciso e molto sicuro del proprio credo. I dententori del potere ci vogliono proprio così, indecisi e facilmente convinti e ci stanno riuscendo grazie anche alla mancanza di vera collaborazione (intesa anche come scambio di pensiero) tra la gente. La musica indipendente ha la possibilità di giocare un ruolo utile nella diffusione di un pensiero alternativo, un pensiero critico (nel senso positivo), un pensiero lontano della legge del guadagno, ma deve crearsi una rete sua, alternativa e soprattutto altruista...
contenuti speciali
-il tirannosauro: a un certo punto della corrispondenza é intervenuto anche lui, non richiesto, e si é mangiato pezzi dell’intervista!
-i porcellini d’india: sono quattro e sono nati appena prima della stesura definitiva dell’intervista in casa tony lawson!
-il mistero delle maiuscole scomparse: alcuni ritengono siano servite per il nido dei porcellini, ma esegeti ben informati sanno che rarissime sono le maiuscole che filtrano attraverso gli ‘mbuti.
links ufficiali officinali
http://imisound.ning.com/
http://www.myspace.com/imisound
http://www.anonimix.com/
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- 26 avr. 2009, 16h58m
andrea celeste
tenetevi forte! allacciate l’allacciabile, mettete la sua musica in sottofondo e venite a scoprire il vostro nuovo amore!!
gli ‘mbuti sono particolarmente felici di travasare per voi distillati angelici!!
biografia
Andrea Celeste nasce a Pontedera il 31 Agosto 1986. A soli 11 anni inizia ad esibirsi in pubblico ed intraprende gli studi di canto classico e pianoforte sotto la guida del M. Vittorio Scali.
Il suo talento la porta a collaborare, ancora adolescente, con numerosi personaggi del panorama Gospel nazionale ed internazionale tra cui il St. Jacob’s Gospel Choir diretto dal M. Massimo Bracci, i Joyful Angels diretti dal M. Vijay Pierallini, e la cantante statunitense Cheryl Porter, con i quali si esibisce in numerosi festival e concerti.
Nel 2002 vince una borsa di studio per il seminario internazionale Gospel in Castelbrando e condivide il palco con Mario Biondi e con la stessa Cheryl Porter.
Instancabile professionista, Andrea Celeste prosegue gli studi per perfezionare la sua tecnica vocale partecipando, inoltre, a numerosi corsi di approfondimento con maestri quali: Terron Brooks, Ashley Davis, Huntley Brown, Michael e Regina Winans. Parallelamente la sua carriera la vede impegnata in studio di registrazione, dove presta la sua voce a diversi progetti di gospel, R&B, soul e jazz, e in iniziative di spicco partecipando, ad esempio, a tre edizioni del Milano Gospel Festival (da cui viene tratto un dvd distribuito in tutta Italia da “Il Giornale”).
A Luglio 2007 inizia la realizzazione del suo primo album.
Prodotto da Roberto Vigo e edito dalla Shake Records di Paolo Dughero, “My Reflection” è l'attesissimo esordio di questa giovane artista che compone le musiche ed i testi dei brani affidati poi a musicisti del calibro di Gianluca Tagliazucchi (piano), Dino Cerruti (contrabbasso), Rodolfo Cervetto (batteria).
Molti ed importanti i nomi degli ospiti di cui questo album può vantare la collaborazione: Roberto Izzo, Stefano Cabrera, Filippo Gambetta, Marco Moro, Massimo Currò,un impareggiabile Dado Moroni, co-autore, insieme ad Andrea Celeste, del brano "Real", Riccardo Fioravanti, Enzo Zirilli, Pietro Leveratto e Andrea Pozza.
Il risultato è un Jazz vestito di velluto che si orna della voce di questa splendida cantautrice e della sua capacità nel dosare, con rara eleganza, toni suadenti e un'insospettata potenza. L’album riscuote ampi consensi dalla critica che paragona Andrea Celeste ad Anita Baker, Diana Kralle Eva Cassidy.
La High Note Records sceglie il brano “The Power Of Our Love” per aprire la compilation “Jazz Around Midnight”, mentre la a-Peer music decide di pubblicare nuovamente l’intero album sotto la propria egida per poi distribuirlo in Taiwan, Cina, Hong Kong e Macao.
Il suo stile raffinato e il suo timbro inconfondibile la portano a partecipare come ospite ad eventi di spicco come la sfilata di moda di Trussardi a Torino e il concerto del giovane crooner rivelazione Matteo Brancaleoni al Blue Note di Milano, nonch?è concerti privati, jazz festival, club e teatri in Italia e all’estero. A Novembre dello stesso anno esordisce al Monte Carlo Jazz Festival con l’Alessandro Collina Trio al fianco di alcuni dei più prestigiosi nomi della scena jazz internazionale quali Herbie Hancock, Marcus Miller, Raoul Midon e molti altri.
Nella primavera del 2009 esce l’album “Enter Eyes” in duo con Andrea Pozza, tra i più acclamati pianisti jazz a livello internazionale. Nuovamente prodotto da Roberto Vigo, l'album racchiude alcune rivisitazioni di brani della tradizione jazz come "Taking A Chance On Love", "Black And Blue" e standard della musica pop internazionale come "Blackbird" dei Beatles e "All In Love Is Fair" di Steve Wonder alternandoli con le straordinarie composizioni di Andrea Pozza come la sognante "Dancing Fog", o "I'll Be There For You", con testo di Andrea Celeste.
‘mbuti:- nome d'arte? sì, no, forse, ma soprattutto perché?
Andrea Celeste:-interpretazione e processo creativo, segreti, percorsi, come ti organizzi?
Nome d'arte:
Andrea Celeste è sia il mio nome d'arte che il mio nome di battesimo, non nome e cognome come molti pensano giustamente! :D
Ho scelto questo nome innanzi tutto per praticità, in quanto il mio cognome è difficile da capire e da ricordare, mentre Andrea Celeste è molto semplice e diretto.
In seguito mi sono accorta che sia Andrea che Celeste sono due nomi che vanno bene sia per una femmina che per un maschio. Quindi, mi piace pensare che rappresenti in un certo senso l'universalità della musica che è femmiilità e virilità, Yin e Yang, serenità e malinconia, luce e tenebre senza distinzioni e confini tra essi.
‘mbuti:-interpretazione e processo creativo, segreti, percorsi, come ti organizzi?
Andrea Celeste:- Processo creativo:
Per quanto riguarda la composizione, uso diversi approcci.
La maggior parte delle volte, nasce prima un giro di accordi che mi ispira particolarmente e inizio a cantare le parole che mi vengono in mente. Così prendono vita melodia e testo contemporaneamente e spontaneamente.
Altre volte nascono prima le parole e poi quando meno me lo aspetto, sento nella testa la melodia che le accompagna. Così mi siedo al piano e cerco di armonizzare la melodia.
Per quanto riguarda il mio lavoro d'interprete, credo sia fondamentale la memorizzazione della melodia e delle parole originali, come sono state scritte dal compositore. In seguito, automaticamente, faccio una sintesi di quello che ho imparato e lo eseguo prestando molta attenzione al significato di ogni singola nota e parola, cercando il più possibile di non denaturare l'idea iniziale, il significato della composizione.
Scelgo sempre solo brani che amo profondamente, che significano qualcosa per me, altrimenti non risulterei onesta e sincera agli occhi e alle orecchie di chi mi ascolta. Questo è anche uno dei motivi principali per cui ho cominciato scrivere. Desideravo esprimere la mia verità, i miei sentimenti e non ricalcare i sentimenti di altri.
Segreti:
Il segreto è .... che non ci sono segreti! :D
Non credo di possedere tecniche o facoltà nascoste. Io penso che la musica funzioni solo quando è fatta veramente con il cuore, ma soprattutto con la gratitudine.
La gratitudine di aver scoperto un talento e di poterlo coltivare. La gratitudine verso le persone che ti stanno aiutando a migliorare e a crescere, verso i propri maestri. La gratitudine verso la vita che ti ha dato l'opportunità di fare qualcosa di veramente speciale, di comunicare direttamente con l'anima della gente!
Penso che siano soltanto questi sentimenti che rendono la musica "vera" e spero di esserne sempre all'altezza.
Percorsi:
Personalmente ho avuto la fortuna di avere avuto fino ad oggi un percorso musicale molto vario e intenso. Ho cominciato a 11 anni con i concorsi di canto. A 12 sono entrata a far parte dei St- Jacob's Choir di Massimo Bracci con cui ho cantato Gospel per molti anni. A 13 ho cominciato a studiare canto lirico con il Maestro Vittorio Scali, una persona a cui devo veramente molto della mia carriera artistica perchè è stato il primo a farmi capire che essere me stessa era la cosa più originale che potessi fare in musica! Nel 2002 ho vinto una borsa di studio per il seminario Gospel in Castel Brando, durante il quale ho avuto l'opportunità di confrontarmi con giovani artisti di grande livello e di toccare con mano la musica Gospel tramite gli insegnanti che ci seguivano. E' stata davvero un magnifica esperienza! Negli anni successivi ho lavorato molto in studio di registrazione come vocalist per vari progetti inediti ed è lì che è scattato il bisogno di creare qualcosa di personale, di scrivere.
Queste esperienze in vari campi musicali, mi hanno permesso di conoscere molti lati della mia personalità musicale. In effetti non riesco a definirmi nè come cantante Jazz, nè come cantante Gospel o Pop. Semplicemente amo tutti questi stili musicali (e molti altri ancora) e cerco di trarre il meglio da ognuno attraverso la mia vocalità. In poche parole, uso la mia voce come mezzo esplorativo.
Nel 2007 ho incontrato Roberto Vigo che ha in seguito prodotto il mio primo album "My Reflection". Registrare questo disco è stata una delle esperienze più formative in assoluto. Ho avuto l'onore di cantare con artisti di altissimo livello e soprattutto persone meravigliose e ho imparato molto da loro.
Tra poco invece uscirà un disco piano e voce con il grandissimo Andrea Pozza, prodotto nuovamente da Roberto Vigo. Uscirà con la Incipit Records e sarà distribuito dalla Egea.
Organizzazione:
Per fare le cose bene ci vuole molta organizzazione! :D
Per mia fortuna sono circondata da molte persone che mi aiutano in questo cammino musicale a partire dal mio produttore che è stato il primo a credere nelle mie idee, fino al mio agente che si occupa dell'organizzazione dei concerti con grande passione e dedizione.
Fare un percorso di qualità richiede grande pazienza e concentrazione ed è molto importante riuscire a circondarsi di persone oneste e sincere, pronte sempre a fare la cosa giusta.
Website Personale
http://www.andreaceleste.com
Independent Record Label
http://www.zerodieci.com
MySpace
http://www.myspace.com/andreacelestemusic
Last.fm
http://www.last.fm/music/andrea+celeste
ReverbNation
http://www.reverbnation.com/andreaceleste
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- 26 avr. 2009, 18h15m
apuamater
intervista apuamater
ah beh sì beh, andiamo in un terreno spazio musicale in cui siamo particolarmente soddisfatti, gli ‘mbuti sono a loro agio tra il marmo e la letteratura, tra corposi suoni anarconirici, ci sentiamo veramente nel nostro carruggio, anche se fuori dalla liguria, marmo riflettente...
APUAMATER Folk apuano dazzardo
L’ intento primo che anima la compagine degli Apuamater è quello di contribuire a creare unidea contemporanea di folk apuano, anche in considerazione del fatto che Carrara è priva di una tradizione musicale vera e propria. Il primo album “un cavatore, un partigiano, un vagabondo, un marinaio,”(Sanarecords 2005) è registrato con strumenti acustici in una soffitta con una trentina di “amici” di Davide Giromini tra cui Carlo Monni, les Anarchistes, Massimiliano Larocca, i Delsangre, Pardo Fornaciari e molti altri musicisti e attori tra Carrara e Firenze. Il disco è un viaggio che parte dalle cave di Carrara e i cavatori per narrare della resistenza sulle apuane, passando per il G8 di Genova e sfociare nel mare con Corto Maltese e l’affare Dreyfus. Folk, dunque; apuano, dal momento che i rappresentanti del gruppo vivono dislocati allombra dei monti che al territorio danno il nome; dazzardo, perché con la loro musica gli Apuamater tentano un difficile connubio dei generi più disparati, dal new folk russo ad uno sgangherato pseudo-jazz tutto nostrano. Nel 2006 arriva “Delirio e castigo”(Corasong 2006). I testi,ancora di Giromini e Rapisarda, sono inquiete riflessioni sullanima, la solitudine, lisolamento e la follia delluomo. I recitativi che fanno da filo conduttore sono della regista fiorentina Virginia Martini. Innumerevoli le citazioni e le interpretazioni personali: da Dostoievskij a Checov, da Shakespeare a Fenoglio, fino a Fellini, a Gianni Nebbiosi ed al suo brano E qualcuno poi disse, canzone conosciuta grazie all Amleto in foggiano dell attore-regista Gaetano Ventriglia, cantata da Marco Rovelli, inseparabile amico e compagno, il tutto a formare un vero e proprio concept album sulla pazzia e la solitaria condizione delluomo, con lo sfondo di un nuovo folk, psicologico e psichedelico, pur sempre acustico; insomma, folk apuano dazzardo. Nel 2008 Gli Apuamater diventano Cyberfolk e approdano a “2076:il ritorno di Kristo”(Corasong 2008). Una storia laica e fantastica di un Cristo che torna nel 2076 per liberare l’uomo dall’alienazione mediatica. Gli strumenti acusici degli Apuamater vengono “plastificati” dai Plug-in del computer in un intenso lavoro di Gabriele Dascoli, il bassista. Nel Cyberfolk etica ed estetica si fondono con sperimentazione e disgusto. Gli Apuamater hanno condiviso il palco con: Stormy-six,Ivan Della Mea,Yo-Yo Mundi,Claudio Lolli, Carlo Monni, Gang, Alessio Lega, Massimiliano Larocca, Del Sangre, Andrea Parodi ed un loro brano è stato rieseguito nel secondo album de Les anarchistes dagli stessi insieme al Parto delle nuvole pesanti. Discografia: Un cavatore, un partigiano, un vagabondo, un marinaio(2005 Sanarec) Delirio e Castigo(2006 Corasong) 2076:il ritorno di Kristo(2008 Corasong)
Il 1-9-2009 GLI APUAMATER VINCONO IL PRIMO PREMIO FRANCO FANIGLIULO
1 nome d'arte
Il nome Apuamater deriva da una raccolta di poesie del poeta decadente Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, la più bella, a mio parere, raccolta di poesie scritte per la nostra terra...ovvero Carrara e le Alpi Apuane. Ogni nostro album porta un nome aggiuntivo(indiesfolk-Cyberfolk) che indica il tentativo di connotare il tipo di folk verso cui tendiamo in quel disco stesso. Il concetto di folk oggi è spesso travisato. ogni terra ha il suo folk, ma anche ogni epoca ha il suo folk...il nostro è un folk rock preudo jazztra uno sgangherato new folk russo e l'infatuazione per i CSI e i CCCP, mito rinnegato nell0'ultimo album(2076:il ritorno di Kristo).
2 processo compositivo,
Io Davide Giromini(fisa e voce ma anche organi e pianoforti)scrivo gran parte delle canzoni, poi arriva l'arrangiamento di chitarra e dopo tutto il resto.Nell'ultimo disco inveceil lavoro di arrangiamento è stato fatto,proprio perchè cyberfolk, al computer. Gli strumenti acustici sono stati plastificati con i plug-in del computer grazie al lavoro del bassista. Anche per le canzoni di Rapisarda il processo è simile solo che arrivano già con la chitaarra fatta. Da un punto di vista più propriamente letterario il mio intento è quello di rendere contemporanei temi trattati in altre epoche da grandi autori(dal vangelo a Dostoevskij a Shakespeare per dire le fonti più altisonanti). é la tecnica del Détournement di Debord.
http://www.last.fm/music/Apuamater
http://www.myspace.com/Apuamater
http://www.corasong.it/musicbox/viewauth.html
http://imisound.ning.com/profile/DavideGiromini
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- 26 avr. 2009, 19h45m
max maffia 2°
intervista max maffia 2°
‘mbuti all’attacco, riveliamo i retroscena della musica indipendente, non temiamo censure, abbiamo chiesto ad un vero indipendente, di quelli dogp, iso 9ooo, quelli che non temono, quelli che come noi vanno in brodo di giuggiole per un semplice grazie, ma dovete toglierci il pelo dal brodo, quello ci cresce sullo stomaco, non é ancora chiaro se dentro o fuori, comunque per gli stomaci pelosi, parla Max Maffia
domanda 1: sai che siamo da poco costruttori di ponticelli in seta di ragno, e possiamo forse lontanamente immaginare le difficoltà di un etichetta indipendente alla scorta di quanto hai già detto nell'intervista apparsa su Daybox, ma sicuramente con un "aiutino" forse potremmo capire meglio
le difficolose peripezie cui si deve confrontare l'indipendente, ci dai "l'aiutino"?
Bene, la prima di tutte riguarda il fatto che la gente non compra, non si interessa, non cerca musica indipendente perchè questa non ha spazio sui network nazionali. Quello che ascoltiamo in radio normalmente, che ci viene a volte definito come indipendente, lo è soltanto nel marchio.
Troppe realtà che ci sono oggi in giro si nascondono dietro questa "maschera" da indipendenti per essere più "fighi", ma in realtà non lo sono affatto. Troppe realtà speculano come fanno le grandi multinazionali. Pochi sono al servizio dell'artista e della musica, la maggior parte sono al servizio del denaro, del guadagno facile e veloce. In questi non risparmio nessuno: promoter, manager, etichette pseudo indipendenti, agenzie di booking, distributori,...
Quando inizi un'attività indipendente di solito è perchè sai che non puoi giocare il campionato di serie A con la Sony, EMI, e compagnia cantante.. Poi ti accorgi che la serie B è fatta allo stesso modo, solo che il giro di affari è soltanto minore, ma le strategie sono le stesse.. ti accontenti allora di giocare il tuo personalissimo campionato senza sigle C,D,E... etc.. è il tuo e basta.
Questo comporta che devi trovarti un ufficio stampa che non costi miliardi e che faccia il lavoro che non sai fare già tu (mi spiego... se fare l'ufficio stampa significa "dammi i tuoi cd che li spedisco io ai giornali alle radio e ai media in generale e dammi una barca di soldi"... beh quello lo sanno fare tutti..), significa trovare poi una santissima agenzia di booking che ti organizzi dei concerti... (cosa rarissima... oggi anche i bar che prima evitavano anche gli alcoolizzati, se non hai un ufficio stampa, la distribuzione e santi in paradiso non ti fanno suonare..) e poi una distribuzione che ti metta i dischi in catalogo... non dico nei negozi.. per carità... ma almeno in catalogo.. (questi non lo fanno se non compri spazi pubblicitari su riviste di settore... hai mai letto i prezzi? )
Insomma le difficoltà sono tante e tutte dettate da una sola cosa: alle persone che dovrebbero comprare i dischi viene data sempre la stessa cosa e quindi compra sempre gli stessi dischi. Quando i ragazzi entrano in un locale dopo una settimana di lavoro (o di cazzeggio) vogliono sentirsi al sicuro e poichè per ore ed ore la radio gli ha regalato l'n-simo pezzo pop italiano scontato... quello gli va di sentire. Vogliono sentirsi al sicuro, non vogliono impegnarsi ad ascoltare magari una nuova composizione, un artista che voglia esprimersi a modo suo e non in sostituzione (o clonazione) di altri.
E poi magari spendono 50 euro in birra e si lamentano che i cd costano troppo...
Per il resto si combatte e oggi siamo al verde sul conto.. i gruppi continuano a proporsi e noi ne vorremmo produrre tanti. Abbiamo una marea di idee e pochi soldi...
domanda 2: aspetti positivi in questo girone dantesco della musica indipendente ne hai trovati?
Una infinità di persone che suonano davvero, che hanno voglia di far vibrare il legno delle chitarre e le proprie corde vocali.
Ti farei un elenco di gruppi a cui siamo veramente interessati ma che o ci scappano o non riusciamo a gestire.
Vedi "Silvia's Magic Hands", un gruppo nuovissimo grandioso, con sonorità molto originali... sono scappati verso la Irma Records ed hanno fatto un disco bellissimo. Io l'avevo già ascoltato in parte e ne ero e ne sono innamorato, ma purtroppo la mia proposta di produzione non poteva competere.. per cui. ottimi amici come prima, ma il dispiacere di non avere un'altra grande band nel roster.
Ho trovato dunque persone che vogliono gridare la loro indipendenza per sentirsi liberi anche nella composizione e nella proposizione delle loro opere a tutti. Ho trovato persone come Tony Lawson di ImiSound, una vera fortuna... e poi ho trovato voi... e ne sono sempre più felice.
Max
Website Personale
http://www.maxmaffia.com
Independent Record Label
http://www.dayboxrecords.com
MySpace
http://www.myspace.com/daybox
Last.fm
http://www.last.fm/music/Max+Maffia
ReverbNation
http://www.reverbnation.com/maxmaffia
http://imisound.ning.com/profile/MaxMaffia
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- 28 avr. 2009, 17h35m
Olimpia De Luca
intervista ad Olimpia De Luca
é con la gioia di aver trovato un quadrifoglio in un campo di trifoglio, l’abbiamo incontrata come persona (ma non di persona, come imbuti non ci é concesso parlare direttamente con le persone, sono loro che ci parlano dentro) e ci é piaciuta subito, dolcissima. per caso, o per la solita sfacciatissima fortuna abbiamo ascoltato “mustang sally” della “recover band” di holly! grande conferma dell’amore a prima vista! donna splendidamente generosa in tutti gli aspetti del visibile ed udibile! un inno alla gioia!
vi invitiamo a goderne con l’istinto e la pelle: enjoy!
. La passione per la musica è una cosa che ti nasce dentro, e non ti lascia alternative, senza dubbio alcuno. Così come, ne sono certa, le tue origini influiscono in tutto ciò che sarai. Essere nata in un basso napoletano, deve pur aver lasciato un segno in me. Ho ancora ben vivi nella testa i suoni del mio quartiere, gli schiamazzi dei bambini, le voci femminili, allegre o incollerite, i richiami dei venditori ambulanti, che si mescolavano alla musica, al canto, che nasceva spontaneo in ogni dove. Mia madre cantava, con la sua bella voce da contralto, e senza saperlo mi ha trasmesso una passione enorme per la musica d'insieme,creando con me i primi, suggestivi, impasti vocali. Mio padre cantava, con un poco di consapevolezza in più, e mi ha insegnato le belle melodie napoletane antiche, trasmettendomi l'amore per una musica che nasce nelle viscere, che racconta storie estreme, che colpisce dentro e provoca grandi emozioni. Non ho la pretesa di riuscire a trasmettere quanto vorrei, ma è pur vero che la mia ricerca è sempre andata in quella direzione, mescolando poi generi e sapori, nel tentativo di creare uno stile mio, che vuole prendere spunto dal connubio tra le vecchie e viscerali tammurriate napoletane, passando per la meravigliosa pizzica minore salentina, lasciandosi contaminare da suoni più universali e conosciuti, come il blues ed il rock, fino ad una ricerca più attenta, attraverso lo studio del jazz. L'amore per il canto non è andato, nel mio caso, di pari passo con l'approfondimento di ciò che facevo. Pur avendone sempre nutrito il desiderio, la possibilità di cominciare a studiare, per ampliare la mia consapevolezza, è arrivata decisamente tardi. Fino ai trentacinque anni, infatti, pur esibendomi in ogni occasione possibile, non ho mai studiato. Il mio primo insegnante è stato ALBERTO VIGANO', grande bassista italiano, il quale, più o meno una decina di anni fà, mi ha incoraggiato nello studio, e mi ha spinto a creare una mia Band. La ricerca non è stata breve, e a lungo mi sono esibita, lavorando in terzetto con un'altra voce femminile e tastiera, e con l'ausilio di basi. Questo modo di fare musica, però, non mi soddisfaceva, ed ho continuato a cercare dei musicisti "veri" con i quali iniziare un percorso differente. Così ho conosciuto i componenti della "RECOVER BAND", con i quali mi sono esibita come cantante solista per alcuni anni. Con loro facevamo cover rock, rithm and blues, blues, con qualche capatina nel pop e nel funky, e ci siamo esibiti nei locali di tutta la lombardia. Nel frattempo ho continuato il mio percorso di studio, ed ho studiato, per tre anni circa, con FLAVIA VALLEGA, splendida voce italoegiziana, che è ottimamente riuscita a legare il new age, l'etnico ed il jazz, in un suo genere particolarissimo, nel quale la voce, tecnicamente ineccepibile, dalla grande capacità espressiva,è sicuramente il grande punto di forza. Contemporaneamente ho avuto la grande fortuna di incontrare EVA SIMONTACCHI, e di cominciare a frequentare i suoi laboratori di tecnica vocale, interpretazione e presenza scenica, improvvisazione. dopo qualche tempo ho iniziato con lei un percorso differente, nel quale lo studio della tecnica vocale si è legato allo studio del jazz, per quanto riguarda il percorso formativo. Contemporaneamente, però, Eva mi ha voluto come contralto nel suo gruppo vocale, gli" EVA SIMONTACCHI VOCAL ENSEMBLE", capitanati magistralmente dalla splendida Band Leader, ed accompagnati al pianoforte dallo straordinario JENDRICKSON MENA, già conosciuto ovunque per il grande talento come trombettista , e qui nella sua veste di pianista, altrettanto notevole. Gli "EVA SIMONTACCHI VOCAL ENSEMBLE" sono nati nel 2007, e sono una poliedrica formazione che passa senza difficoltà, e con grande divertimento, dal gospel a generi totalmente diversi. Nel mio futuro, due piccoli progetti: mettere in piedi un duo vocale con il mio compagno, e iniziare una collaborazione con un chitarrista, con il quale creare un repertorio particolare, fatto di qualunque genere musicale possibile, compresa la musica napoletana antica, rivisitando gli arrangiamenti in chiave blues-Jazz.<-/i>
holly e eva
‘mbuti:- nome d'arte, sì, no, come e perchè?
Olimpia De Luca:-Beh, ho un nome imponente.
Ho anche un nome evocativo.
A guardare come sono fisicamente, direi che ho un nome rappresentativo.
Inoltre, ho un sospeso col mio nome.
Da bambina era faticoso da portare, l'ho detestato, ma poi col tempo ho deciso che era mio, che lo amavo. Quindi, per quanto mi riguaqrda, niente nome d'arte.
Va bene il mio nome proprio, mi assomiglia e mi racconta alla perfezione, è difficile da inserire in qualunque schema mentale, non mi llega a essun genere musicale, mi fa sentire libera di essere e di cantare assolutamente solo tutto ciò che mi pare.
Non trovo sbagliata, comunque, la scelta di un nome d'arte, a priori.
Il proprio nome è il primo insieme di note musicali che ci rappresenta. Un nome scelto da noi,può farci sentire più sicuri per molti versi, avere un senso, evocare un totem, rasserare di fronte all'esibizione. Un nome più musicale di quello che ci è stato regalato alla nascita, può essere un modo per affermare noi stessi, o ciò che abbiamo scelto di essere. Quindi, si, perchè no?
Per quello che riguarda il nome del mio coro, non è farina del mio sacco, ma un'idea della nostra Band leader, Eva Simontacchi.
‘mbuti:- interpretazione e processo creativo, come ti organizzi, come raggiungi il meglio?
Olimpia De Luca:- Mah, io sono una grande istintiva.
Molto probabilmente, non mi sono mai fatta domande, in questo senso, così come non mi sono mai organizzata.
Canto cover da sempre, per cui è evidente che nella mia esibizione, il ruolo importante lo gioca l'emozione che il pezzo riesce a trasmettere a me. Ovvero, posso cantare solo ciò che mi piace, altrimenti non funziona. Per fortuna non ho particolari schemi, ed amo quasi tutti i generi, così mi emoziono sempre molto.
Non ci si può staccare dalle proprie emozioni.
Bisogna viverle con grande intensità, perchè si può trasmettere solo ciò che si conosce davvero.
In ogni caso, le mie regole sono:
Conoscere alla perfezione ciò che sto per cantare, quindi tradurre il testo se è in lingua straniera.
Analizzarne il senso, prima ancora di provarlo.Di solito è un lavoro che svolgiamo insieme, col coro. La resa interpretativa del pezzo è, in molta parte, strettamente legata alla nostra intesa personale, all'affetto che ci lega, che, devo dire, è forte.
Poi, dimenticare quaqalunque analisi fatta e muovermi sulla base di ciò che il mio istinto mi trasmette.
Il resto lo farà la presenza del pubblico, reale o immaginaria, perchè il processo è efficace solo se penso di trasmettere le mie emozioni a qualcun altro, fosse anche solo una persona.
Insomma, niente altro che la vecchia, cara formula del dare-avere, dove comunque finirò con l'aver avuto sempre molto di più di quanto io abbia dato, ecco.
http://www.myspace.com/olimpiadeluca
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- 30 avr. 2009, 12h17m
ECdj '79
prima intervista di recupero! gli imbuti hanno adottato una nuova tecnica per estorcere interviste ai loro amati, vedremo se sarà abbastanza perfida ed efficace, sono le interviste di recupero di fine quadrimestre, (maggiori informazioni qui http://imisound.ning.com/profiles/blogs/sono-in-corso-le-interviste), sul registro ecco il primo coraggioso volontario!
Mi chiamo Efrem, ho 29 anni, mi diletto e diverto a creare nuove sonorità con la computer music, miscelando suoni acustici ed elettronici, cercando di spaziare e sperimentare tra svariati generi musicali. Non ho un genere fisso, quindi faccio musica un pò in base al mio umore...
Sono autodidatta, e fino ad ora non ho avuto esperienze professionali in campo musicale. Ho suonato la batteria in alcuni gruppi musicali del mio paese, facendo prevalentemente cover. Mi sono avvicinato alla computer music, in quanto mi da la possibilità di lavorare con pazienza e in maniera più tecnica ai brani che voglio creare. Avendo una preferenza per il ritmo, mi piace dare un pò più di spazio alle percussioni. Non amo "riempire" i miei brani di arrangiamenti, ( anche perchè gli arrangiamenti non sono il mio forte ) preferisco "gustarmi" a fondo quei pochi suoni che inserisco nelle musiche che faccio.
Per me la musica trasmette emozioni meravigliose, sia quando l'ascolto che quando la suono e mi piacerebbe poter trasmettere delle emozioni anche coi miei brani...
‘mbuti:- nome d'arte? sì, no, forse, come quando e perchè?
ECdj '79:- fino a qualche anno fa era Krdj, ( o Killer dj ) dedicato ad un personaggio del mio paese, soprannominato appunto "Killer", al quale gli dedicai una canzone satirica, e creai il mio primo lavoro...Poi il cambio in ECdj '79 che sono semplicemente le mie iniziali di nome e cognome, e anno di nascita. Il dj l'ho messo perchè l'avvicinamento verso la musica elettronica e le varie influenze musicali le ho avute grazie alla musica da discoteca, e i miei primi brani sono stati prettamente di genere dance, musica che comunque ascolto moltissimo sempre. Molti suoni dance hanno avuto un'evoluzione nel tempo, e grazie alla tecnologia sono sempre in continuo mutamento.
‘mbuti:- processo creativo, esigenze espressive, come ti organizzi?
ECdj '79:- La musica fa parte del mio DNA, avendo avuto in famiglia parenti musicisti, nel mio sangue scorre periodicamente, ritmo e melodia, oltre alle piastrine e globuli....
Ho iniziato a 14 anni a suonare la batteria insieme ad i miei amici e a suonare in vari locali qui del mio paese, poi a 18 anni la mia prima tastiera semi-professionale, una Farfisa F6 sulla quale ho iniziato a "sperimentare" con la musica; cover, classico pop italiano, ecc. con questa tastiera è nato "Tutti Tirano" una raccolta di canzoni satiriche cantate da me in maniera prettamente amatoriale grossolana e scherzosa che però ha avuto un enorme successo tra i miei amici... Cmq fino a quel momento suonavo più che altro per divertimento e passatempo, fino a che ho intravisto la possibilità di iniziare a realizzare qualcosa di più serio e professionale grazie anche all'ausilio del personal computer. E finalmente eccoci ai giorni nostri. Il provare a mettersi in gioco per passione, per voglia di esprimere i propri stati d'animo attraverso la musica, e perchè no anche col sogno di poter realizzare qualcosa di concreto con la musica, perchè come dice il grande Vasco: " E adesso che sono arrivato fin qui grazie ai miai sogni, che cosa me ne faccio della realtà", sognare non costa nulla, ( e speriamo che non diventi pure questa una tassa da pagare..) perchè se guardiamo come gira la realtà, scusate ma preferisco sognare anche io... Chi ha dei sogni, mantiene sempre acceso il fuoco dell'anima...
Comunque tornando a noi, e alla mia voglia di fare musica, come ho scritto sopra, i mei primi brani che ho realizzato con la'usilio dei marchingegni elettronici, sono stati dance, per poi spostarmi verso un'elettronica meno ballerina e più melodica, andando sempre alla ricerca di nuove sonorità ed abbinamenti elettro-acustici. Ora la mia esigenza espressiva è quella di sperimentare principalmente, poi si vedrà.... Spero sempre di regalare qualche piacevole emozione a chi ascolta la mia musica.
Per quanto riguarda l'organizzazione , bisogna vedere in che ambito è posta questa domanda, come mi organizzo a comporre? Come mi organizzo nei live? Be a comporre non ho un metodo, ascolto molti suoni, e da li inizio a costruire il brano in base alle sensazioni che quel suono mi trasmette, a volte anche suonando degli assoli costruisco gli accordi man mano, e poi tutto il resto... A volte fischietto un ritornello e quando arrivo a casa lo suono... Per i live, questo genere di musica è ancora un mondo da scoprire nella valle dove vivo io...
http://www.myspace.com/ecdj79
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- 30 avr. 2009, 13h31m
igor
seconda intervista di recupero! sfuggente, schivo, parla attraverso musica e fotografie bellissime che vi invitiamo a scoprire.
Eyegor (guitar/unquiet)
Records:
________
Nothing is the essence (july, 2007)
Male (october, 2007)
The miscarriage EP (december, 2007)
A sojourn at Kraepelin’s (february, 2008)
domanda 1:- nome d'arte? sì, no, forse, come quando e perchè?
una volta era eyegor, adesso è solo igor. ero giovane ora sono vecchio e non rido mai.
domanda 2:- processo creativo, esigenze espressive, come ti organizzi?
solitamente il tutto si svolge registrando in presa diretta e senza preparare alcun pezzo (il 90% delle volte), usando un pessimo ed economicissimo microfono da pc e un programma multitrack. le esigenze espressive le spiegano molto meglio i pezzi delle mie parole, credo. quando sto bene non registro.
http://www.myspace.com/eyeg0r
http://www.last.fm/music/eyegor
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- 30 avr. 2009, 16h39m
mirko fait
secondo giro, secondo regalo, il nostro diletto, sta per pubblicare, abbiamo visto la copertina é veramente significativa!
Mirko vi assicuriamo é una personcina coi fiocchi, da tutti i punti di vista, e cosa che non guasta un artista sopraffino! se niente niente vi fidate dei nostri timpani ‘mbutici, correte a cercare la sua musica, mettetela in sottofondo e leggete ciò che ci dice!
'mbuti:- musica indipendente, artista indipendente, croce e delizia?
mirko fait:- Se hai il tempo e le forze per promuoverti può darti molte soddisfazioni, ma sicuramente non paga... Anche se le cose vanno bene come con i miei ultimi 2 cd, a livello economico se pensi al tempo perso per registrare, spese di studio, musicisti, i contatti ecc., non ti rientra mai quello che hai speso.
È un po' come i concerti, studi per anni spendi soldi per gli strumenti, per i ricambi, per la manutenzione e poi ti pagano due lire per suonare.
In Italia la musica è poco apprezzata. Quando dici "faccio il musicista", ti chiedono "sì, ma di lavoro?". Questa è la mentalità diffusa. Ma grazie a Internet le cose stanno un po' cambiando! Credo che arricchirà e cambierà la cultura musicale e il panorama discografico. Ma ci vogliono ancora anni!!!
Per fortuna per me rimane sempre un hobby e non il lavoro principale, di conseguenza mi ritengo soddisfatto così, non ho bisogno di vendere per campare.
Faccio musica per il gusto di farla e per il piacere di suonarla.
Un complimento che ricevo vale più di un disco venduto. Beh, se vendo anche il cd capisco che il complimento era sincero! :D
'mbuti:- arte e sociale, le coniughi, come le coniughi?
mirko fait:- È fantastico quando le due cose si coniugano, ma ho provato una volta con un'iniziativa privata e ha dato veramente scarsi risultati. Penso che per avere efficacia, l'iniziativa, deve essere supportata dalle istituzioni. O perlomeno da chi ha il potere di smuovere veramente le masse. Certo che poi quando senti quegli scandali dove molti soldi spariscono non si sa dove nei passaggi di mano... allora sì che nasce la diffidenza e la delusione! Su Youtube è pieno di questi video (cerca: "Nuovaitalia").
Cmq, ben vengano le iniziative serie e concrete, io sono sempre disponibile!
http://imisound.ning.com/profile/MirkoFait
http://www.myspace.com/mirkofait
http://www.last.fm/search?m=all&q=mirko+fait
ps degli 'mbuti: la prima intervista la trovate qui : http://imisound.ning.com/forum/topics/interviste-degli-mbuti-mirko
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- 1 mai 2009, 14h12m
jocelyn pulsar
colpo di fulmine, sentiti, visti, presi, per noi ‘mbuti l’eccezione che conferma la regola, ci ha strappato più di un sorriso, meritano l’ascolto, la visione e l’applauso, considerando che il succo viene da un’unica testa pensante, triplichiamo la stima.
‘mbuti :- nome d'arte? sì, no, forse, come quando e perchè?
francesco:- Jocelyn Pulsar nasce come nome di un gruppo che, dopo il primo disco/demo ("La mia velocità" 2003), ha cessato di esistere, o meglio, si è sintetizzato nella persona di "me medesimo" - Francesco Pizzinelli - : al momento sono 3 i dischi usciti con questa modalità, dove io scrivo e registro praticamente tutto ("L' amore al tempo del telefono fisso" 2006, "Cosa fischietta l'artista vero" 2007, "Penso a sonia ma suono per la gloria" 2008); dal vivo mi avvalgo di vari collaboratori/amici, in particolare cito il buon Luca Facchini, a sua volta leader del gruppo indie rock Volticontrolume.
‘mbuti:- processo creativo, esigenze espressive, come ti organizzi?
francesco:- Tutto quello che esce sotto il nome "Jocelyn Pulsar" è registrato in casa mia, con alcuni semplici programmi al pc, poi successivamente mixato: in particolare l' ultimo "Penso a sonia ma suono per la gloria" si è avvalso della collaborazione al missaggio di Enrico Berto, già produttore - e chitarrista - di molte cose di Bugo, Amari e non solo...
Un aspetto molto importante della mia musica è legato ai videoclip, che realizzo sempre assieme al registra Luca Coralli e che restano in linea con il concetto di bassa fedeltà e Do It Yourself(..ooops...!..): ci tengo a citare soprattutto l' ultimo, on line da un paio di settimane, che si avvale della preziosissima partecipazione del giornalista musicale Enrico Veronese e, soprattutto, del protagonista del brano, l' ex mitico portiere "cheparavasoloconipiedi" del Napolo e del Verona Claudio Garella!
Dal punto di vista dei live, sono reduce da alcuni mesi di "tour" acustico che mi hanno portato in mezza Italia, suonando anche assieme a Dente, Marco Notari, Giuliano Dottori.
Francesco
Jocelyn Pulsar
http://www.myspace.com/jocelynpulsar
http://www.rockit.it/jocelynpulsar
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- 4 mai 2009, 14h48m
carmelo amenta 3°
intervista carmelo amenta 3° botta risposta
se avete seguito le vicende ‘mbutiche sapete tutto, quindi potete passare oltre, se non conoscete ancora carmelo amenta visto dagli ‘mbuti eccovi serviti:
intervista1°
lo abbiamo conosciuto da poco, ma il primo ascolto ci ha subito conquistati, arrangiamenti azzeccati, profondità prospettica, la giusta grinta, bella voce suoni coinvolgenti, un’espressione personale e nuova,ma una grande esperienza si indovina sotto la freschezza.
gli imbuti hanno colpito ancora, ma sono stati colpiti al cuore, per fortuna non temono neppure la criptonite
‘mbuti: la tua musica molto energica, calda attraversata da profonde sonorit goth-punk, ma mediterranea, anche i testi hanno, se possibile un parallelismo, la stessa texture, potresti delinearci il percorso che ha permesso questo riuscito equilibrio?
carmelo amenta.:-quando ho scritto "sembrano lacrime, invece piove" era appena terminata la mia collaborazione con una delle tante band di cui ho fatto parte. avvertivo l'esigenza di esprimermi come non avevo mai ancora fatto. volevo fare un disco mio, a mio nome, suonato da me, che riflettesse il piu' possibile l'uomo che ero e che sono, quello che ho vissuto e vivo; un disco che parlasse della strada che percorro e del mio modo di calpestare l'asfalto. a parte cantare e suonare le chitarre, ho persino suonato la batteria, e credimi: non sono un bravo batterista.
ho avvertito daniele sorce, il mio bassista da sempre, del mio progetto, e ha registrato il basso in tutti i brani, tranne che nel "il ladro" dove l'ho suonato io.
il fonico, salvo minnella, cantante e chitarrista dei posh, e' diventato il mio pianista. e il resto lo hai ascoltato.
un suono che proviene dai miei mille ascolti, in particolar modo dal vecchio blues che da sempre mi tiene compagnia, e dall'essere libero di fare le cose a modo mio, senza compromessi. i miei compagni di viaggio(alla batteria da un anno c'e' daniele di natale) mi danno man forte nel concretizzare il miscuglio che tiro fuori in ogni prova. poi c'e' il lato spirituale, quello che io definisco "la strambasanteria", che porta le atmosfere tetre, sinistre e sensuali nei miei brani; ma e' un discorso lungo, forse noioso, che magari affronteremo in altra sede e momento.
‘mbuti:questa domanda una nostra ossessione, ma non puoi sottrarti ;o) vogliamo dettagli sul tuo flusso creativo, come ti sgorga la musica , il sentimento che ti provoca comporre, il processo creativo, come lo vivi?
carmelo amenta:io scrivo quando sono solo.
e' per me il momento piu' bello del fare musica.
compongo sempre in casa, seduto sul divano,con la chitarra acustica e i fogli bianchi sparsi di fronte.
quasi mai comincio da qualcosa di prestabilito.
e non sempre e' "buono" e mi soddisfa il brano che ho per le mani; spesso non lo conservo nemmeno.
certo e' che lo sento quando scaturisce l'emozione giusta, quando sto dicendo la cosa che devo dire in quel preciso momento e in quel particolare modo, quando musica e parole focalizzano l'esatta espressione del mio pensiero.
e' parte fondamentale del mio quotidiano, impossibile da definire delineandone i contorni.
e' magia e catarsi.
intervista 2° carmelo amenta
‘mbuti:- appena finite le registrazioni, in uscita...parlaci delle tue novità!
carmelo amenta:- ho appena finito di registrare L'ERBA CATTIVA, il secondo lavoro a mio nome. manca ancora il mastering e la copertina, ma il piu' e' fatto. il cd contiene 15 tracce ed e' un miscuglio di generi e atmosfere.
suona completamente diverso da SEMBRANO LACRIME, INVECE PIOVE, anche se nei contenuti prosegue quel discorso. e' un disco su quella persone che sopportano quotidianamente di tutto e restano lo stesso in piedi, su come errori e strade sbagliate non ci abbiano ancora fatto fuori; e' una raccolta di musica e parole che parlano di me, di un altro migliaio di personaggi e di nessuno. c'e' il blues, il jazz, il rock, il folk e il cantautorato italiano.
e' piu' curato negli arrangiamenti e la qualita' dell'intero cd e' maggiore rispetto al precedente; cosa che ,sono sicuro, non per forza verra' considerata un pregio.
io stesso sono un sostenitore del low-fi, ma non a tutti i costi.
a mio avviso sono le stesse canzoni che scelgono il suono che gli appartiene, e non sempre il voler "essere/sembrare" alternativi puri e crudi rende giustizia all'artista e alla sua opera. non e' un disco "ufficiale" nel senso stretto del termine, ma non e' rivolto ad una nicchia di ascoltatori di musica d'elite; e' per chi ha la pazienza e la voglia di sentire canzoni sincere ed oneste, a prescindere dal genere.
credo che salvo minnella, il pianista/fisarmonicista e fonico del disco, abbia veramente fatto un buon lavoro; non ha stravolto l'essenza del progetto e ha valorizzato parole e musica scegliendo soluzioni e sonorita' assai interessanti, per quanto mi riguarda, ovviamente.
ho fatto ascoltare i provini del disco in questione ad amici musicisti e non, e la loro reazione mi ha dato da pensare: tutti hanno un episodio preferito(di solito e' "si chiude", il brano che chiude il disco) e qualcosa che li disturba non sanno in quale canzone e in che modo.
tutti associano l'intero disco ad un immaginario circo strambo e un po' sinistro.
i piu' non amano il lato rock e preferiscono quello piu' romantico.
altri ascoltano soltanto i brani che piu' sono influenzati dal jazz.
ti dico tutto questo perche' L'ERBA CATTIVA ha diverse atmosfere e tanti umori che non si traducono facilmente; le parole hanno il compito di amalgamare il tutto spesso con una forte dose d'ironia.
credo sia un bel lavoro, ma non e' passato ancora il tempo necessario per poterlo valutare come vorrei.
‘mbuti:- indipendente sì no perché?
carmelo amenta:- si! indipendenti.
perche' credo sia l'unico modo di fare musica, e arte in generale. abbiamo fondato, con i POSH e i FROBEN, il CAPBOOKING, un'agenzia di promozione e management,curata dagli stessi musicisti delle band che ne fanno parte.
contattiamo fanzine, magazine, radio e chiediamo loro di darci una mano a pubblicizzare i nostri progetti.
inoltre contattiamo locali in tutta italia e proponiamo lo show di due o piu' nostre band al prezzo di una; in questo modo il posto dove si svolge l'evento non ci va sotto con le spese, gli artisti coinvolti nel progetto hanno la possibilita' di suonare spesso e in molte localita' in virtu' del basso costo e guadagnare di piu' grazie ai molti ingaggi.
va da se' che conviene ad ambedue le parti.
presto entrera' a far parte dell'agenzia un'altra band, i DELLE DANZE SUI ROVI, in cui io suono il basso, chitarra e batteria sono suonate da 2 componenti dei POSH, e il cantante dei FROBEN e' anche qui il front man. stiamo per incidere un singolo e presto vi faro' avere notizie sullo space che faremo.
per quanto riguarda la vendita del "L'ERBA CATTIVA", e' probabile che mi leghi ad una casa discografica indipendente del nord, che si occupera' del digitale.
le copie fisiche le stampero' e le vendero'/regalero' ai concerti; e questo accadra' non prima di giugno.....
intervista 3° botta e risposta
'mbuti:- ci sono problemi per l'uscita del cd? o é ancora nei tempi previsti? non stiamo più negli 'mbuti!
carmelo amenta:- beccato, un bel po' di casini.....
un paio di brani non funzionano come dovrebbero; e' da un po' che lavoriamo per risolvere il problema; la prossima settimana ultimiamo e poi il mastering!
la storia infinita....
'mbuti:- puoi anticiparci qualcosa sui contenuti o preferisci l'effetto sorpresa?
carmelo amenta:- mi piace pensare che sia un disco che abbia qualcosa di concreto da dire.
vi ho gia' informati che a parlare sono le persone che ne hanno piene le scatole, quelle persone che vengono chiamate "gente", noi insomma; anzi quelli di noi che restano in piedi e involontariamente diventano scomodi perche' non si adeguano allo spettacolo.
c'e' piu' di un clown fuori di testa che cerca di sdrammatizzare la situazione e la peggiora. e , ovviamente,la mia "strambasanteria".
'mbuti:- quindi arte come comunicazione e resistenza, la bellezza é salvifica?
carmelo amenta:- beh, dipende dalla bellezza/salvezza a cui ti riferisci...
non credo nella bellezza, sia essa fisica o interiore, o quanto meno non credo sia possibile distinguerla nettamente dalla bruttezza o dal male o da chissa' cos'altro.
credo nella sincerita' priva di buone intenzioni, negli atti non guidati dal buonismo imperante e banale, nelle persone che sono tali senza bisogno di fare compromessi quotidianamente, in quelli e in quelle cose che sono come appaiono e non si danno e non danno niente per scontato; mi piace pensare che quando tutto sembra un calcio in culo, c'e' ancora chi e' pronto a riderci su'.
se questa e' bellezza, e' salvifica.
'mbuti:- sì, saper mettere distanza per ironizzare, non é dote da poco, come interpreti la "onestà intellettuale"?
carmelo amenta:- in giro ne vedo poca, in campo artistico e non solo in quello.
credo ci si debba sempre esprimere secondo quello che si sente al momento, senza inseguire la moda del periodo e quello che precedentemente si e' fatto.
da questo punto di vista vedo piu' bugiardi e vili nel cosidetto ambito alternativo che in quello ufficiale; quanti cloni degli afterhours conti al momento? e dei marlene? e dei coldplay? quanti artisti indisemiufficialiequasifamosi copiano se stessi nel tentativo di ottenere un minimo di visibilita' a discapito della loro creativita'? e non sono gli stessi che in nome della loro "alternativita'" sputano merda su tutto quello che non ha una chitarra distorta o non rientra nei canoni(stabiliti da chi?) della musica di nicchia?
prendi invece CHRIS WHITLEY(rip): poteva rifare negli anni lo stesso disco(living with the law, il primo), e vivere di rendita e invece, con alterne fortune ma con grande coraggio, ha alternato dischi di blues elettrico ad album acustici ad ancora cd con forti componenti elettroniche, mantenendo una forte coerenza nelle composizioni e assecondando il suo vero essere col passare del tempo, senza temere giudizi affrettati e spesso ingiusti.
non si e' nascosto ed ha permesso agli altri di conoscerlo nelle sue diverse sfumature e nei suoi molteplici umori.
credo che l'onesta' intellettuale consista soltanto nel rispettare se stessi nel tempo, senza inseguire chimere effimere e facili guadagni momentanei.
'mbuti:- condividiamo in pieno, forse i bugiardi sono egualmente ripartiti ovunque, solo che in certi ambienti ci si aspetterebbe (forse neanche con motivazioni razionali) di trovarne di meno, e di conseguenza la "bugiarderia" percepita é maggiore. molti appartenenti alle arti visuali post figurativi hanno affermato (con onestà disarmante) che l'arte é finzione, sia a parole che con opere (picasso, manzoni, dali, magritte...)
forse basterebbe mettersi d'accordo a che livello collocare la finzione, se si riferisce alla persona all'artista o all'opera artistica. l'argomento dell'onestà intellettuale secondo noi é ancora molto ambiguo...
carmelo amenta:- purtroppo sono d'accordo.
la mia sfuriata sugli indipendenti e' ovviamente riferita soltanto ad una parte di essi; quelli che non si fanno problemi a giudicare le opere altrui, senza mai guardare dentro casa loro.
dall'altra parte, la cosidetta ufficiale, i personaggi sono gli stessi, gli stessi pregi e gli stessi difetti.
ognuno, per quel che mi riguarda, e' assolutamente libero di fare quel che vuole, ma a casa mia niente imbonitori travestiti da santoni che provano a rifilarmi un prodotto da quattro soldi vestito di seta.
poi, e' chiaro, si puo' essere anche onesti e fare delle cose orribili, ahahahahah....
ma si parla di gusto personale e non mi sembra sia questo il discorso.
spero di farti sentire al piu' presto qualcosa delL'ERBA CATTIVA, anzi, spero proprio di farlo ascoltare a tante persone.
comincero' a diffondere qualche brano sullo space e invitero' all'ascolto; piu' in la' stampero' le copie fisiche per radio, fanzines, magazines e live.
gireremo il video di un brano del disco, ho gia' scritto il soggetto.
ed e' arrivato, anche stavolta, il momento di concludere.
http://www.myspace.com/carmeloamenta
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- imbuteria a dit :...
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- Utilisateur
- 4 mai 2009, 15h58m
buddy bradley
intervista buddy bradley
allora qui la faccenda si fa perlomeno intrigante, seguiamo il buddy discretamente da moooolto tempo la sua musica ci piace assai assai, ma egli dice di non essere musicista, nega con sdegno, fermamente e reiteratamente questo fatto.
eppure la sua musica ci piace molto molto tanto.
cosa vuoi farci, ognuno ha le proprie idee, va bene, non sei musicista, nel frattempo scoviamo i suoi disegni, che ci piacciono in egual maniera della sua musica, come il suo blog una vera chicca.
questo artista schivo e modesto ci delizia, fatevi deliziare anche voi!!
'mbuti:- nome d'arte? sì, no, forse, come quando e perchè? processo creativo, esigenze espressive, come ti organizzi?
buddy bradley:- alor, per quanto riguarda la musica, mi capitò, più o meno un anno fa, di trovarmi davanti a un programmino simpatico
con loop e strumentini vari a mia disposizione e mi divertii parecchio per qualche mese a comporre tracce semplici e poco pretenziose senza prendermi troppo sul serio. contento di alcuni esperimenti ebbi l'idea di metterli in rete, un pò per gioco, un pò per cazzeggio, un pò per curiosità.
a volte, a tempo perso, continuo a giocare con quel programmino, ma non sono un musicista, e non credo di avere un talento musicale. però mi diverto parecchio.
nella vita di tutti i giorni sono un ragazzo catanese di ventisette anni, laureato in cinema al dams di roma, e quasi diplomato alla scuola romana del fumetto.
cerco lavoro come illustratore e fumettista, ma si tratta di una strada lunga e piena di ostacoli.
ho lavorato come segretario di produzione in piccoli progetti cinematografici, ho fatto lo storyboard artist per un paio di cortometraggi indipendenti e ho disegnato le copertine per una collana di narrativa underground chiamata MICROLIT ( http://microlit.blogspot.com/ ).
solitamente firmo le mie cose col nome Buddy Bradley, un personaggio del cartoonist americano Peter Bagge, protagonista di avventure scazzate ed alccoliche ambientate nella Seattle del periodo grunge.
circa un anno fa ho aperto un blog che porta il suo nome ( http://buddybradley.blogspot.com/ ), e che cerco di aggiornare periodicamente, in cui pubblico le mie cose e parlo di alcuni autori del cinema d'animazione tradizionale.
non seguo un processo creativo standard.
se lavoro su sceneggiature non mie faccio lunghe ricerche, studio i personaggi e cerco di costruire un filo narrativo chiaro, utilizzando anche le conoscenze che ho acquisito studiando regia, sceneggiatura e montaggio all'università.
altre volte parto da un'idea folgorante ed inizio a giocarci in maniera infantile. succede quasi sempre per caso ed inaspettatamente.
sono lento e svogliato e abbastanza perfezionista.
amo andrea pazienza e giorgio cavazzano, il fumetto francese e quello americano. non sono un amante della tradizione supereroistica. mi piace lo stile umoristico e grottesco e demenziale, anche per trattare storie intime e
poetiche.
vorrei continuare a studiare per diventare un character designer o un animatore, utilizzando sia il disegno che lo stop motion, con pupazzi o plastilina.
forse dovrei partire, forse lo farò.
in italia non abbiamo una tradizione vera e propria. mi vengono in mente bruno bozzetto, osvaldo cavandoli e pochi altri.
mi farò guidare dall'entusiasmo.

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